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I sogni possono diventare realtà
Nel testo di “The house that doesn’t exist”, traccia d’apertura nonché uno dei singoli del quarto album in studio di Melody’s Echo Chamber, c’è una casa immaginaria che poi appare, come a dire che i sogni, e più precisamente gli obiettivi che pensiamo impossibili, possono diventare realtà. Sembra per certi versi anche la parabola di Melody Prochet che, nonostante i lunghi lassi temporali tra un album e l’altro, o forse proprio grazie a quelli (4 anni), è rimasta sulla cresta dell’onda.
Partita come supporto di Tame Impala (e girlfriend di Kevin Parker) nel 2010, tanto che forse possiamo ringraziare lei per l’ispirazione del meraviglioso “Lonerism” (2012, che – ricordiamolo – ha in copertina il Jardin du Luxembourg a Parigi e quindi la città dove viveva la Prochet a quei tempi), Melody’s Echo Chamber ha tutt’oggi un’affezionata schiera di adepti al suo culto (oltre 600mila ascoltatori su Spotify, un buonissimo numero) che la seguono imperterriti, e fanno bene, aggiungeremmo noi.
Psichedelia da camera e archi ariosi
Sì perché in ogni caso anche in questo “Unclouded” la chanteuse francese ha raggiunto i suoi obiettivi (un po’ come diceva anche il nostro D’Aniello nella recensione di “Emotional Eternal” del 2022), pur ripetendosi nel suo genere, un indie-pop arioso che strizza l’occhio a una psichedelia da camera e ad arrangiamenti di ampio respiro con archi stile sixities. Merito della produzione di Sven Wunder che ha conferito profondità al suono di Melody’s Echo Chamber, portandolo fuori da anguste pareti casalinghe per aspirare a raggiungere un sound che si apre in spazi larghi.
Le batterie sono splendide, sia come timbrica che come esecuzione: sono state suonate da Malcolm Catto, già batterista dei The Heliocentrics, ma soprattutto collaboratore di Madlib e DJ Shadow, e registrate nel quartiere di Dalston, a Londra, nello studio di Catto, e cioè con la tranquillità giusta nell’ambiente congeniale a lui. Basta ascoltarsi l’incipit di “Burning Man” per capire cosa intendo.
L’eleganza che nasce dalla libertà
Ma non c’è solo un fascino di arrangiamenti in “Unclouded”, anche le canzoni sono ben scritte e hanno ciascuna una loro riconoscibilità ed eleganza, fra tutte i singoli: oltre alla già ricordata “The House That Doesn’t Exist”, ritroviamo “Daisy” – collaborazione con El Michels Affair il che ha conferito al brano una conformazione tra il jazzy e il folk/funk – e soprattutto “Eyes Closed” che rimembra i “vecchi tempi” della psichedelia elettrica degli anni ’10 a cui anche i Tame Impala si iscrivevano di diritto.
In sostanza “Unclouded” colpisce nel segno seppure non sorprendendo, ma il lavoro certosino compiuto crediamo pagherà e lascerà agli ascoltatori una sensazione di libertà e limpidezza non facile da ricreare a tavolino. Bisogna averla vissuta, e volerla trasmettere, e riuscirci non è sempre facile.
70/100
(Paolo Bardelli)

