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#RecuperiDiFineAnno
In questo dicembre dedichiamo il nostro tempo anche a pubblicare recensioni di dischi importanti e che non abbiamo recensito durante l’anno, e ciò anche nell’ottica dei nostri Kalporz Awards 2025.
Un insieme di suoni che si sfaldano e si ricompongono con eleganza
Il secondo album dei caroline è arrivato con calma. Il predecessore di tre anni fa li vedeva già autori di brani lievi e delicati e il passo non è cambiato ma qualcosa d’altro sì. I titoli asciutti come “Song Two”, “Coldplay Cover”, “Beautiful Ending” potrebbero dare un’impressione dimessa, ma l’ottetto inglese continua a costruire suoni che con un continuo sfaldarsi e ricomporsi riescono a catturare l’immaginazione, anche grazie ad una produzione più ampia e con le idee più definite hanno maturato una sorprendente apertura verso chi ascolta.
In apertura “Total Euphoria” inizia da un filo di voce e da un unico accordo di chitarra, come se il disco stesse ancora prendendo forma, poi entrano percussioni lontane, archi, fraseggi ipnotici e infine la frattura: distorsioni, canto corale e violino impazzito. Una formula che ritorna in “Two Riders Down”, brano meno immediato ma affascinante che tra attriti di archi e un’andatura scomposta sembra sempre sul punto di crollare, arrivando alla fine senza fiato e totalmente scossi.
La convincente “Song Two” fluttua tra emo-folk e rumore controllato, con respiri catturati dal microfono e testi che mutano come pensieri a voce alta, mentre “When I Get Home” parte fragile poi viene attraversata dal basso scricchiolante e da vocalizzi manipolati fino a diventare eterei.
La parentesi più accessibile si ha con “Tell Me I Never Knew That”: con la partecipazione alla voce di Caroline Polachek, il pezzo parte da una melodia limpida, quindi insolita per i caroline, che la “sabotano” con deviazioni e incastri tanto improbabili quanto azzeccati, ed evolve ben presto in un affresco pop di notevole bellezza.
Bozzetti raffinati che sembrano un quadro in movimento
“caroline 2” lascia spiazzati: nessuna muraglia sonora, nessuna corsa al crescendo epico e gli strumenti entrano ed escono dai brani come figure in un quadro in movimento. Basti pensare al clarinetto usato per ancorare i brani a terra quando rischiano di decollare troppo lontano, è qualcosa di impensabile ma sensatissimo. Persino “Coldplay Cover”, dal titolo fuorviante, sceglie la dissolvenza al posto di un vero finale, come se la band rifiutasse l’idea stessa di “conclusione”.
Se proprio si vuole trovare qualcosa di veramente differente dall’esordio è la minore imprevedibilità, ma qui siamo comunque davanti a un disco magnetico, ricco di dettagli che si svelano con il tempo. “caroline 2” non punta all’effetto shock: preferisce insinuarsi e quando ci riesce è difficile uscirne.
79/100
(Raffaele Concollato)

