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Un altro convincente capitolo della carriera dell’autrice
Tra delicate chitarre acustiche e intriganti archi il nuovo album di Neko Case rappresenta un altro convincente capitolo della sua carriera. Con al suo fianco la PlainSong Chamber Orchestra Case raffina ancora di più le sue abilità cantautorali, e Neon Grey Midnight Green ne è il risultato: il nuovo lavoro dell’autrice è un affascinante viaggio mistico e romantico dove ogni momento di gioia e di spensieratezza colpisce e segna nel profondo nascondendo, all’interno delle sue venature, qualcosa che è capace di spiazzarci, interrogarci e, talvolta, addirittura spaventarci.
Emozionale e diretto, il folk-pop arioso e celestiale che Neko Case sfoggia in questo nuovo disco è uno dei più diretti e coinvolgenti della sua carriera. Splendidamente sincera e disposta a rivelarsi sempre di più agli occhi e alle orecchie dell’ascoltatore, le melodie e le storie che Case instilla in Neon Grey Midnight Green – il suo ottavo album in studio, il primo dal 2018 – sono un viaggio nella propria infanzia e giovinezza: una West Coast del cuore e della mente invade i ritmi e le impressioni del disco, in stretta connessione con il memoir pubblicato lo scorso anno, attraverso il quale si riallaccia a un’età cruciale ed estremamente difficile per lei, nel frammentario e fragile rapporto con i suoi genitori e nel suo tentativo di capire il mondo e le sue sottili e a volte inspiegabili dinamiche. «Love songs mostly sound the same / An exercise in futility for me», canta Case in “Rusty Mountain”, uno dei passaggi più appassionanti e commoventi del disco. Un arrangiamento artsy si impiglia nella voce sofferente di Case e nei versi che declama, amplificato dalle pennate sghembe della chitarra acustica e dalla solennità degli archi. “But now you’re here and you kindly remind me / That I’m not a stranger/ If I ever was”, prosegue la cantante, aprendo la narrazione a un possibile orizzonte di speranze.
“Rusty Mountain” è un brillante esempio del suono che Case ha voluto cucire a Neon Grey Midnight Green. Qui Case è in piena continuità con il passato, accarezzando come al solito le note e i versi come fossero un prato verde, riuscendo a piegare la lingua inglese ai propri sentimenti fino a renderla, se necessario, un affilato coltello. La sua voce ondulante e ipnotica si fa materia, occupando le canzoni con grazia e con raffinatezza, rendendo i panorami lirici e sonori intricati ma al tempo stesso invitanti. Il pezzo d’apertura, “Destination”, ha subito i crismi di quello che sarà, l’imprimatur di un album dove gioia e sofferenza vanno spesso a braccetto. L’inizio acustico del brano, caratteristica di gran parte del disco, crea la suspense adatta all’esplosione orchestrale che arriva dopo poco. «Hello, stranger», attacca Case riecheggiando un classico della Carter Family del 1937; «You love boys and guitars and girls and trucks / The way you move fills me with envy and wonder», prosegue, in un’atmosfera ambigua e polverosa sospesa tra incredulità e sconcerto.
Neon Grey Midnight Green è un album pieno di traumi ma anche di gratitudine. Non si lascia sopraffarre mai dalle possibili strade senza uscita in cui può restare intrappolato il nostro animo. L’orchestra condotta da Sara Parkinson e gestita nei suoi arrangiamenti da Tom Hagerman è il vestito più elegante che questo genere di composizioni potessero ricevere. Unita alle solite chitarre calde, nei loro passi urgenti e pizzicati o nei loro gentili e armoniosi arpeggi, e a un caldo e rifinito apparato ritmico, la musica di Case si apre a scenari parzialmente inediti e dolorosamente inquieti. In questo universo, le pungenti e poetiche trovate liriche di Case sono pennellate straordinarie al dipinto che va creandosi nel corso del procedere del disco. «Why do people need to feel so important all the time?», domanda – e si domanda – con arguzia e con un pizzico di cinismo in “Little Gears”, mentre in “Winchester Mansion of Sound” impreziosice la sua narrazione con il ficcante distico «If you think I’m talkin’ ’bout romance / You’re not listening».
Un panorama luminoso attraversato da ombre
I momenti accattivanti e magici sono parecchi. Nella splendida “Wreck”, una bellissima canzone d’amore tradizionale e schietta, la performer si rivolge direttamente all’amato con un tono tra lo scanzonato e il devoto: «Please come back soon / Sooner than you want to», canta Case, non senza un pizzico di sottile ironia, «It’s the only thing in this whole world / That will please me / I know it’s selfish / But you’re the sun now!». Sono le parole di chi è pronta a dare tutta sé stessa all’altro senza limiti o timori, costruendo una divinizzazione altrui divertita ma genuina che non annulla le volontà dell’innamorata ma che, anzi, le potenzia. Ma i fili che attraversano l’album sono tanti. “Baby, I’m Not (A Warewolf)” è popolata da un elemento fiabesco accattivante e originale che la rende una canzone molto vicina all’universo musicale di Kate Bush sia per le tematiche che affronta sia per l’arrangiamento che la caratterizza. Molti di questi brani rimandano proprio al suono etereo e seducente di Bush, come la fatata ““If you think I’m talkin’ ’bout romance/You’re not listening.”ester Mansion of Sound” o l’art pop misterioso di “Little Gears”.
Case ha affrontato, negli ultimi anni, numerose perdite, che l’hanno segnata nel profondo e il cui ricordo aleggia nelle stanze ariose e illuminate di Neon Grey, e la già citata “Winchester”, per esempio, è ispirata a Dexter Romweber dei Flat Duo Jets. Qui come in altri passaggi del disco il concetto di tempo si piega e si spezza, si riattorcia su se stesso e rincorre Case e chi le è intorno. Lei prova a intercettarlo nel tentativo non tanto di fermarlo quanto di analizzarlo e di legarlo a sé, per non lasciare che nulla resti in qualche modo incompreso o incompiuto, cosa che invece l’autrice percepisce e in qualche modo racconta con onestà tranciante e con sincera devozione. È un mondo fragile e bellissimo, però, quello che emerge in Neon Grey, nonostante le situazioni drammatiche che può creare di fronte ai nostri occhi.
Questo universo apparentemente privo di momenti d’infelicità, come si diceva, è spesso minacciato da personaggi o da riferimenti oscuri. Lo è solo incidentalmente, attraverso richiami quasi sempre impliciti, come nella breve e sperimentale “Tomboy Gold”, dove la figura del padre sembra muoversi di soppiatto entro quei versi, o nella sinfonica “An Ice Age”, dove la calma in superficie sembra turbata da impressioni o da pensieri in parte cupi, mentre Case canta «I’m not disturbed by at random, I’m disturbed by tides / They come in no matter who, no matter who / A tide so high you don’t notice that you’re drinking sea water / Till you see your mother in the brine». Ogni riflesso di queste sfumature resta immerso nel tappeto di sonorità e di liriche cui Case e i musicisti danno vita.
Neon Grey Midnight Green pullula di idee musicali interessanti e di tematiche importanti che i testi di qualità di Case riescono sempre ad affrontare con singolarità e con estro. Quasi mai le melodie, la versificazione, le rime o i ritmi scelgono la via più facile o in ogni caso quella più apparentemente in linea con quello che potrebbe essere il prosieguo naturale del percorso che un brano sembra stia per imboccare: la complessità e la profondità della musica fiabesca e ammaliante – che sia acustica o orchestrale – di Case non sta nel rendere difficili le cose semplici ma nel renderci consci del fatto che quello che ci sembra semplice in realtà nasconde miriadi di complessità.
77/100
(Samuele Conficoni)

