Share This Article
È arrivato anche quest’anno il momento di sapere quali titoli e quali nomi trionferanno agli Academy Awards. La cerimonia degli Oscar si terrà come sempre al Dolby Theatre di Hollywood, Los Angeles, ed è in programma domenica. I titoli e i nomi in lizza per ciascun premio sono tantissimi: alcuni candidati sono decisamente scontati, altri sono sorprendenti, altri ancora sono addirittura spiazzanti. Un gioco che da anni amo condurre è quello di cercare di indovinare chi vincerà in una certa categoria e se davvero sia il per me più meritevole tra i nomi in lizza per quel premio. Anche questa volta, come leggerete, non mi sono sottratto alle previsioni: come sempre accade, solo ogni tanto chi penso vincerà e chi penso meriterebbe di vincere finiscono per coincidere…
Best Supporting Actress
Chi vincerà? Zoe Saldaña per Emilia Pérez. La sua performance è in effetti la cosa migliore di quel film caotico e solo a tratti affascinante. Lei riesce a declinare in modo spontaneo e coraggioso il trambusto e il bipolarismo che il film racconta e che trasuda, talvolta anche in maniera disordinata e fastidiosa, in quasi tutte le soluzione che Jacques Audiard sceglie per esso. Quella di Saldaña resta, però, una buona performance dentro a un caos a tratti intrigante ma per la maggior parte del tempo ben poco controllato.
Chi dovrebbe vincere? Felicity Jones per The Brutalist. Lo straordinario lavoro che costruisce con le sofferenze fisiche e psicologiche proprie che riflettono e somatizzano i lasciti dell’Olocausto e i tormenti del marito Adrien Brody colpisce nel profondo. È la meno quotata tra le possibili candidate pur essendo in assoluto la migliore del gruppo.
Best Supporting Actor
Chi vincerà? Kieran Culkin per A Real Pain. La sua è una parte che il regista e sceneggiatore Jess Eisenberg cuce perfettamente sulle sue spalle e nel suo volto. Questo la interpreta magistralmente, inserendo in essa tutto il proprio percorso artistico precedente e pure il proprio vissuto personale, regalando una performance vivida, intensa e commovente, sempre in bilico tra un disperato cinismo e una incontrollabile speranza in un futuro migliore. Una magistrale interpretazione dentro a un film straordinario che purtroppo è stato poco valorizzato dai premi cinematografici di questa stagione.
Chi dovrebbe vincere? Kieran Culkin.
Best Actress in a Leading Role
Chi vincerà? Demi Moore per The Substance. La parte che in esso interpreta, estremamente viscerale e scoppiettante nel senso più letterale del termine, non può che conquistare i giurati degli Oscar. Anche se non spicca né per pathos né per originalità, la sua performance rispetta i canoni del genere che il film esplora con impegno e con devozione, e questo sarà sufficiente a farle vincere la statuetta.
Chi dovrebbe vincere? Mikey Madison per Anora. La sua irrequieta e carnascialesca performance in Anora è vitale ed emozionante. Dà ritmo essa stessa al film e dimostra quanto nonostante la giovane età questa attrice sia in grado di mettersi costantemente in gioco per quanto riguarda la tensione emotiva e le tecniche attoriali che declina nella pellicola. Ogni suo gesto e ogni sua espressione contribuiscono a indirizzare la pellicola in una direzione o in un’altra grazie al pulsare costante e irrequieto della performance di Madison, che è sempre coerente e armonioso con le intenzioni e con le finalità del regista Sean Baker.
Best Actor in a Leading Role
Chi vincerà? Timothée Chalamet per A Complete Unknown. La sua versione di Bob Dylan è credibile ma a volte scimmiotta un po’ troppo il cantautore nella sua giovinezza; tuttavia conquisterà sicuramente i giurati per la fedeltà e al tempo stesso per il taglio un po’ personale con la quale i brani vengono da lui in persona interpretati e per la dizione con la quale fa parlare il suo personaggio. Il fatto, inoltre, che per promuovere questo film Chalamet abbia presenziato a tantissime premiazioni – nonostante il suo primo premio sia arrivato solo ieri ai SAG Awards – e abbia eseguito all’SNL tre canzoni di Bob Dylan con grande trasporto e passione è elemento che da sempre ha valore per i giurati degli Oscar: pubblicizzare la propria opera e la propria parte in essa è per loro un valore aggiunto.
Chi dovrebbe vincere? Adrien Brody per The Brutalist. In un mondo giusto non dovrebbero esserci neppure discussioni in merito. La sua performance è semplicemente mozzafiato: è lui il migliore tra i candidati di quest’anno. Tuttavia il fatto che a battagliare con lui ci sia un giovane attore da anni celebrato dallo star system hollywoodiano e che Brody abbia già vinto un Oscar come Best Actor ci fa pensare che la giuria, salomonicamente, potrebbe premiare Chalamet.
Best Documentary Feature Film
Chi vincerà? No Other Land di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor. Il dramma dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi riecheggia in questo documentario che inizia nel 2019 e per quasi quattro anni segue gli abitanti di un villaggio costretti ad abbandonare il luogo nel quale sono nati perché presto diventerà una zona di addestramento militare dell’esercito israeliano. Un impegno indomabile e una forza d’animo e un coraggio straordinari permettono a un giovane palestinese che ha da sempre abitato in quel villaggio e a un giovane giornalista israeliano profondamento contrario all’operato del governo del suo paese di collaborare e di creare un poetico e lacerante affresco di cosa significhi vivere in quella zona del mondo in questo terribile periodo storico. Le testimonianze e la disperata vitalità degli abitanti del villaggio insieme alle resistenze ai soprusi dei soldati prendono vita grazie ai dialoghi, alle interviste e al preziosissimo girato con telecamere a mano e smartphone.
Chi dovrebbe vincere? No Other Land.
Best Original Score
Chi vincerà? Daniel Blumberg per The Brutalist. L’opera che Daniel Blumberg, in strettissima collaborazione con il regista Brady Corbet, tesse intorno alla pellicola è ammaliante e angoscioso. Dai concitati e tremendi momenti iniziali, costruiti in maniera eccellente anche grazie a una colonna sonora continuativa e pervasiva, fino a quelle improvvise e brusche rotture del silenzio nelle quali le melodie e gli strumenti sembrano d’un tratto mimare il respiro affannoso e tormentato del protagonista del film che cerca un angolo terreno nel quale poter finalmente avere pace, nello score di The Brutalist non manca nulla: massimalismo e minimalismo si confrontano e si sfidano riuscendo a rappresentare nel migliore del modi quel gomitolo opprimente che è la storia di László Tóth.
Chi dovrebbe vincere? Daniel Blumberg.
Best Non-English Language Film
Chi vincerà? Ainda estou aqui di Walter Salles. Lo straordinario affresco di Walter Salles si eleva grazie alla mano attenta e fragile del suo regista e ancor di più grazie alla sublime performance di Fernanda Torres: le tragedie umane e storiche che riempiono le spalle e il cuore di Eunice diventano il correlativo oggettivo di una lotta senza fine tra il bene e il male e tra ciò che è giusto fare e ciò che è conveniente fare. Il dolore frammentato e dissociante che Ainda estou aqui esplora non è mai, però, privo di una sua strana e metamorfica configurazione teleologica, che sembra volerci ricordare che anche dalla distruzione di qualsiasi senso di umanità si può risorgere.
Chi dovrebbe vincere? Ainda estou aqui o The Seed of the Sacred Fig (Il seme del fico sacro) di Mohammad Rasoulof. Se proprio non dovesse trionfare il film di Walter Salles altrettanto meritevole di questo premio sarebbe il dramma che è sia psicologico e personale sia socio-politico e universale che il film del regista iraniano Mohammad Rasoulof dipinge in modo lacerante e straziante. Le performance attoriali dell’intero cast, magniloquenti, e la sapiente e raffinatissima costruzione della tensione rendono la pellicola una riflessione poetica e per nulla banale di come il privato e il pubblico, in una efferata e pervasiva dittatura teocratica com’è quella iraniana, finiscono per intrecciarsi e per scontrarsi violentemente tra loro.
Best Cinematography
Chi vincerà? Lol Crawley per The Brutalist. La magia di questo film sta anche nel lancinante impatto visivo che imprime nello spettatore. Il concitato inizio nel buio, nella polvere e nel dolore dell’Olocausto che si sta compiendo e dal quale il protagonista sta scappando si trasforma ben presto nella luce e nella aerea leggerezza che il sogno statunitense porta con sé ma che diventa ben presto un cupo e claustrofobico labirinto nel quale gli spettri e i tormenti di Adrien Brody e di sua moglie si acuiscono. Il respiro a pieni polmoni che le ampie distese dei marmi carraresi regalano al protagonista rappresenta soltanto un brevissimo momento di gioia e di conforto in mezzo alle ingiustizie e ai dolori che è costretto ad attraversare e che prova a scacciare soltanto con le imponenti e magniloquenti architetture che idea. La fotografia di Crawley ti fa quasi toccare con mano tutto ciò e per questo motivo è sensazionale.Chi dovrebbe vincere? Lol Crawley.
Best Director
Chi vincerà? Brady Corbet per The Brutalist. Anche se in questo momento i bookmaker danno per favorito per questo premio Sean Baker per Anora, credo che alla fine a convincere maggiormente i giurati di quest’anno sarà Brady Corbet con il suo eccellente lavoro in The Brutalist. Mano esperta, invasiva quanto è necessario sia, a volte dolce e levigata e a volte, quando serve, vero e proprio “manganello visivo”, merita senza dubbio questo riconoscimento, anche per quanto nel corso degli anni la sua sensibilità e la qualità del suo occhio sono cresciuti, fino ad arrivare alla straordinaria prova registica che ci regala in questo suo più recente progetto.
Chi dovrebbe vincere? Sean Baker per Anora o Brady Corbet per The Brutalist. Nonostante Corbet meriti indubbiamente questo premio, mi piacerebbe che a vincere la statuetta come miglior regista di quest’anno fosse Sean Baker. Sarà perché il caotico e disforico ritmo di Anora è merito non solo degli straordinari attori ma anche e soprattutto della mano abile e ambiziosa del regista, che riesce a far vivere sulla pelle degli spettatori tutte le (dis)avventure che la ragazza protagonista del film è costretta ad attraversare. Sarà perché non è semplice rendere così vivide e curate le tante scene girate in interni poco luminosi e visivamente confusionari come sono le sale del night club nel quale molte scene del film sono ambientate. Sarà perché la lunga scena della rissa nella villa è un trionfo di virtuosismo e di vitalità incredibile. Sarà perché persino le scene dei dialoghi in auto o in aereo risultano ben costruite e ben scritte. Sarà, infine, perché Sean Baker aveva già girato, nel 2017, un altro film meraviglioso quanto questo, The Florida Project, giustamente celebrato dalla critica specializzata – io, per il poco che conta, lo avevo inserito tra i miei cinquanta film preferiti dello scorso decennio – e per il quale Baker avrebbe meritato un maggior numero di riconoscimenti. Se poi, anziché Baker, a vincere sarà Corbet, sarò egualmente soddisfatto, perché entrambi meritano nella stessa misura questo premio.
Best Picture
Chi vincerà? Conclave di Edward Berger. I motivi per cui vincerà sono vari. Innanzitutto perché è una pellicola britannico-statunitense e non soltanto britannica. Poi perché Ralph Fiennes sfodera una prestazione attoriale potentissima. Poi, ancora, perché l’opera tocca un tema che potrebbe purtroppo diventare presto cronaca, e su questo argomento riesce a costruire una serie di riflessioni non banali e discusse con profondità. Arriva, inoltre, a toccare temi dilanianti su cui il mondo conservatore e quello progressista si scontrano da tempo. Nonostante tutti questi meriti il film è potente ma non eccezionale, risultando inferiore a parecchi altri candidati per questo premio.
Chi dovrebbe vincere? Anora di Sean Baker, The Brutalist di Brady Corbet o Nickel Boys di RaMell Ross, che sono tutti film straordinari. Se dovessi scegliere, io voterei Anora, che non a caso ho inserito in vetta alla mia personale classifica dei film usciti lo scorso anno. Lo premierei per l’originalità della sceneggiatura, per la sua centrifuga e bipolare vivacità, per la sua divertente e caotica messa in scena, per lo splendido montaggio, per l’altrettanto intelligente e delicata regia di Sean Baker, per l’intrigante fotografia e per le convincenti prestazioni attoriali di tutto il cast. Ma anche The Brutalist meriterebbe il premio non meno di Anora per la mano meticolosa e appassionata con la quale Brady Corbet lo costruisce, per le meravigliose performance di Adrien Brody e di Felicity Jones e per il ritmo col quale il film è costruito in ogni suo singolo fotogramma, tutti elementi che lo rendono degno di questo traguardo. Anche Nickel Boys, poco considerato nel panorama dei riconoscimenti cinematografici di quest’anno, non è meno convincente: tratto dall’omonimo romanzo di Colson Whitehead vincitore del Pulitzer e ispirato a una storia vera, è emozionante e poetico per merito sia del talento del regista RaMell Ross sia di quello dei due straordinari protagonisti soffocati nella polvere e nel fango di un terribile riformatorio in Florida nei ’60s. Se il premio dovesse andare a uno di questi tre film potremo essere tutti soddisfatti.


