SIMON BALESTRAZZI, “The Sky Is Full Of Kytes” (Boring Machines, 2012)

Dietro l’efficace artwork di Daniele Serra (Medusa’s Spell), si nasconde la nuova fatica del Simon Balestrazzi dei Kirlian Camera o dello storico progetto T.A.C., così come delle miriadi di lavori realizzati in altri ambiti artistici, dal teatro alla danza.

Tre tracce, tre dense incursioni tra elettronica e noise che transitano dalle lande esplorate da Lustmord così come dagli Scorn. In realtà è tutto un riferirsi ad esperienze già compiute, già parte del bagaglio personale di un artista che ha poco da dimostrare e che, quindi, può permettersi di trascendere i generi, scansando le classificazioni e realizzando ciò che l’animo gli indica sia giusto costruire. Costruire, decostruire e ricostruire una visione che è figlia tanto dell’elettronica anni ’90, così come del retroterra industrial di certe filiazioni gothic e dark. Come della plastilina o del pongo nero che scivola faticosamente giù dalle condutture del cielo, si distende “The Sky Is Full Of Kytes”.

Magari per chi non conosce Simon sarà epifanico, mentre per chi ne conosce le gesta, “solo” un buon reminder per non dimenticare che la classe è ancora intatta. Magari qualche colpo di scena in più sarebbe stato molto apprezzato, ma si tratta di musica che va assimilata a poco a poco, intasando le vene e i nervi perché entri in circolo a dovere e riveli grandi potenzialità.

70/100

(Giampaolo Cristofaro)

16 maggio 2012

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