THE THERMALS, The Body The Blood The Machine (Sub Pop / Audioglobe, 2006)

Di recente mi è capitato di rivedere un vecchio film, “I Guerrieri della Notte” di Walter Hill: un film grossolano e sopra le righe, spesso ingenuo nel dipingere la città/jungla d’asfalto contesa da pittoresche e improbabili gang di selvaggi metropolitani. Eppure resta un film suggestivo, efficace nel colpire l’immaginazione: perché, credo, io volevo veramente credere che le grandi città americane fossero percorse dalle gesta di sgangherati samurai senza padrone e senza etica; perché un film come quello non aveva paura di costruire una mitologia sul proprio materiale d’accatto, di soprassedere sui dettagli e le sfumature per farsi canto di gesta epiche (prerogativa di un grande, incosciente film “di serie B”).

Davanti al terzo album dei Thermals mi sono posto interrogativi simili: come fa una punk band a uscire, oggi, con un concept album che vuole essere una metafora dell’America odierna e dei suoi lati oscuri? L’ operazione è quantomeno da incoscienti. Fatto sta che questo “The Body The Blood The Machine” è un film on-the-road (poteva essere altrimenti?) sulla fuga tragica di due poveri diavoli in una nazione americana schiacciata sotto il tacco di una dittatura di ispirazione cristiana fondamentalista. Siamo insomma dalle parti di una versione stracciona di “1984” di Orwell, un pasticcio massimalista e irresponsabile che non teme né gli eccessi retorici né le ipersemplificazioni.

Ed è proprio per questo che funziona tutto a meraviglia, che tutto brilla di una immacolata luce di ingenuità e passione. I Thermals fanno quello che oggi in pochi hanno il coraggio e la sconsideratezza di fare: mettono insieme una narrazione epica, vogliono farsi portavoce dello scazzo e della voglia di esserci di un popolo, di una generazione. Quale generazione, ora che anche la X è roba del passato? Quale popolo, nell’America delle mille contraddizioni? Non so se i Thermals si siano fatti queste domande: ma il senso della loro musica non sta nel cercare le risposte, ma nell’energia che riescono a creare. Un’energia immaginativa che è sicuramente infantile, ma proprio per questo fermamente decisa a dare ordine al mondo intero, anche dove la ragione si ferma a fare il conto delle complicazioni.

Menestrelli elettrici di un popolo e un’etica punk, i Thermals trasformano il suono punk in folk: i semplici e potenti riff, i lunghi feedback sono riconoscibili e codificati come i giri di armonica e chitarra dei vecchi cantastorie. Non c’è nulla di sperimentale, di azzardato, perché il suono è la loro bandiera, la loro uniforme di Don Chisciotte straccioni.

Anche per questo, probabilmente tra qualche anno non saremo qua a dire che “The Body The Blood The Machine” sta all’era Bush come “Daydream Nation” stava all’era Reagan; io però mi godo il film. Gli effetti speciali sono fatti in casa, gli attori recitano fuori registro, la storia è tagliata con il coltello, e io ne vado pazzo. Questo album è il B-movie dell’anno.

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