GUY CLARK, Workbench Songs (Dualtone / IRD, 2006)

Guy Clark è uno degli ultimi alfieri della canzone d’autore country quando la canzone d’autore country era l’eccezione e non la regola. E’ attivo dal 1975 con “Old No.1”, esaltato dalla critica come uno dei capolavori del genere, sintesi di Johnny Cash e Gram Parsons in salsa Byrds di “Sweetheart of the Rodeo”. Il resto della sua discografia si altalena tra alti e bassi all’insegna di una pensione dignitosa, una notevole integrità artistica e una comunque ottima capacità di scrittura. Forse non di quegli autori decisivi (e/o fondamentali…), ma in grado di folgorarti con un paio di storie, un paio di note e un paio di arpeggi. Ovvio quindi non aspettarsi niente che già non si immagini da “Workbench Songs” (titolo ispirato al vero tavolo da lavoro che Guy Clark tiene nel seminterrato di casa sua. Ci ripara chitarre…). Un pugno di canzoni ruvidamente country, con profumi di rock’n’roll – “Exposé” – qui e là. Canzoni che adesso paiono come manifesto della più becera delle tradizioni, ma che un tempo avevano un significato e un peso specifico ben rilevante. Perché oggi come allora, Guy Clark non ha perso la capacità di raccontare le sue storie. Certo, con la navigata esperienza di un 65enne che poteva diventare qualcuno ma che si è accontentato di essere “dei nostri”.

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