FOUR TET, DJ Kicks (!K7 / Audioglobe, 2006)

Benvenuti nel regno incantato di Kieran Hebden, polistrumentista, sperimentatore e creatore di melodie. La compilazione del nuovo capitolo della serie “Dj-Kicks”, fortunata saga della tedesca !K7, viene affidato a colui che si nasconde dietro al progetto “Four Tet”. Kiehran, dopo i cinque precedenti lavori, tra i quali i recenti “Live in Copenhagen 30th march 2004” e “Everything ecstatic” (2005), confeziona questa selezione musicale eterogenea e, a tratti, straniante. A metà strada tra le sue frequenti esibizioni live come Dj ed una compilation di “pezzi preferiti” da regalare agli amici, “Four Tet Dj Kicks” merita di essere ascoltato con attenzione e pazienza. La scaletta è ricca di colpi a sorpresa; accelerazioni e frenate, tracce molto diverse tra loro si susseguono in maniera apparentemente sconclusionata, rivelando la natura eclettica del Dj/compilatore e riportando spesso alla mente lo stile del suono Four Tet.

Il marchio di fabbrica è inconfondibile; da questa personalissima selezione emergono i tratti caratterizzanti del passato e del presente di un artista che da “Dialogue” (1999) in poi, passando attraverso “Pause” (2001) e “Rounds” (2003), ha reso decisamente riconoscibile la grana eterea delle proprie melodie. In “Four Tet Dj – Kicks” da brevi fasi di stallo il suono riparte appoggiandosi sull’apparente incertezza iniziale di ritmi che progressivamente prendono vigore. Il lavoro di “taglia e cuci” realizzato per questa compilation si risolve in una serie di stati d’animo che si avvicendano traccia dopo traccia.

Come abbiamo detto la track list è molto ricca e varia: da Curtis Mayfield agli Stereolab, da Animal Collective a Cabaret Voltaire, passando per Akufen, So Solid Crew, Model 500 e, ovviamente, Four Tet con “Pockets”, brano realizzato appositamente (come da tradizione) per la compilation Dj-Kicks. Inutile quindi parlare di generi musicali. Qua dentro c’è di tutto: soul, hip-hop. funk, electro, noise(?), techno. Tutto è assemblato con noncuranza meticolosa e ragionata, ogni brano sembra scelto, strappato e rammendato, unito agli altri come le toppe che compongono una coperta in stile patchwork. Il filo con il quale tutto è cucito insieme è rappresentato da quella sensibilità folktronica che caratterizza ogni vibrazione dei brani firmati Four Tet. Da segnalare la chiusura con “Flutter” dei vecchi Autechre, brano troppo presto dimenticato e rimasto lì, abbandonato e malinconico, nella track list del loro “Anti Ep” del 1994.

In definitiva potrete avere due differenti reazioni davanti a “Four Tet Dj-Kicks”: o vi stancate subito dell’apparente disinvoltura con cui le varie tracce vengono messe in fila, o, se avete tempo e pazienza, ascolto dopo ascolto, potrete prima o poi sentirne la mancanza e convincervi che, sotto sotto, tutto questo può avere un senso.

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