LUNA, Tell Me Do You Miss Me (Rhino, 2006)

Nel bombardamento generale di uscite discografiche a cui è impossibile stare dietro per tempo e soldi, capita tavolta di dimenticare cose che ci si era prefissati di acquistare in tempo zero. Se a questo aggiungiamo la scarsa distribuzione che il titolo in questione ha dalle nostre parti, ecco spiegato il ritardo con cui sono riuscito a mettere le mani su quest’ultima, imperdibile, uscita targata Luna. Per la precisione, un documentario sul Farewell Tour 2004-05 realizzato da Matthew Buzzell.

Colpisce subito come le canzoni della band newyorkese non siano il centro del lungometraggio, quanto piuttosto il sottofondo a situazioni di vita sia on the road sia off-stage dove affiorano le diverse personalità dei quattro componenti: Dean Wareham, Sean Eden, Britta Phillips e Lee Wall. La paternità di Dean, l’impressionante taciturnità di Lee, l’impegno nel sociale di Sean, vero e proprio mattatore della situazione con aneddoti tanto strampalati quanto divertenti. Si analizzano con lucidità le difficoltà derivate da una carriera musicale lontana dalle grosse vendite e dell’andare in tour sapendo che gli unici proventi potranno derivare esclusivamente dalla vendita di dischi e magliette (il cui borsone viene puntualmente perso dalla compagnia aerea, come nella migliore tradizione delle Sfighe). La telecamera corre lungo le strade prima autunnali poi innevate degli Stati Uniti, le miriadi di luci pubblicitarie delle metropoli giapponesi, il Guggenheim di Bilbao e le silenziose stradine di un’affascinante Cadice in versione notturna.

E poi, ovviamente, la musica suonata dal vivo. Stupende versioni che solo il palco sa regalare come per “Sideshow By The Seashore”, “Freakin’ And Peakin’” e il magico climax di “Bewitched”. Deliziose rivisitazioni della classica “Rock Your Baby” (George McCrae) e di quella “Everybody’s Talkin’” che fece da colonna sonora a “Midnight Cowboy”. Man mano che si avvicina la serie finale di concerti, tenuti alla Bowery Ballroom di New York a fine Febbraio 2005, i sentimenti e la malinconia iniziano a prendere il sopravvento fino al nodo in gola nei camerini al termine dell’ultima performance. E’ stata un’avventura magnifica. E non c’era alcun dubbio, prima della visione, che ci saremmo ritrovati a pensare che, sì, ci mancate infinitamente.

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