MODEST MOUSE, Good News For People Who Love Band News (Epic, 2004)

Esistono dischi che hanno bisogno di tempo per essere apprezzati. “Good News For People Who Love Bad News” è un album che ha bisogno di attenzione e ascolti perché se ne arrivi al cuore. Perché i Modest Mouse, come si era intuito dal precedente “The Moon and The Antartica”, non sono semplicemente un gruppo indie rock, ma molto di più.

Così, chi credeva che dopo dieci anni di onorata carriera i Nostri avessero già dato il meglio di sé, farà bene a ricredersi. Il loro nuovo lavoro non lascia i Modest Mouse fermi dov’erano con le sperimentazioni di “The Moon and The Antartica”, ma apre altre strade, esplora le influenze indie rock e le radici del suono americano. L’inizio, dopo un inatteso e fulmineo prologo per soli fiati affidato alla Dirty Dozen Brass Band, rispolvera al meglio l’indie rock di scuola Built to Spill e Pavement. Tuttavia la melodia limpida di “The World At Large”, il ritmo sincopato di “Float On” e di “Ocean Breathes Salty” danno l’impressione di un gruppo che va oltre il rock come lo intendiamo. Le atmosfere dilatate, i suoni essenziali, gli improvvisi cambi di ritmo, tutti dettagli che senza alcuna spocchia spostano la prospettiva della loro musica.

Poi a partire da un frammento per banjo e voce intitolato “Dig Your Grave”, iniziano a esplorare le radici del suono americano e le note si fanno sempre più intricate. Tanto che, insieme alla consueta energia, si nota l’ombra di Tom Waits e delle sue canzoni sghembe. Le improvvise scosse di “Bury Me With It” introducono il ritmo forsennato di “Dance Hall” e lasciano quindi spazio ad una ballata splendida e stravagante come “Bukoski”. E ancora un altro omaggio a Tom Waits arriva poco dopo con “The Devil’s Workday”. Ma, a testimonianza di quanto gli orizzonti dei Modest Mouse siano vasti, arrivano un brano che ha il ritmo sincopato dei Talking Heads, “The View”, e un nuovo episodio di melodia sghemba e rumorosa, “Sitting on a Coffin”.

Quando irrompe “Interlude”, un lieve intermezzo per organo da cui affiora il mugolare di un bambino, “Good News For People Who Love Bad News” cambia di nuovo faccia. Questa volta i Modest Mouse mostrano il lato più sognante e così arriva una di quelle canzoni in grado di cambiare il destino di qualsiasi disco, “Blame It On The Tetons”, un incanto acustico che lascia annichiliti. Seguono un altro splendido esempio di melodia indie-rock, “One Chance”, e il divertito finale di “The Good Times Are Killing Me”.

Come si intuisce “Good News For People Who Love Bad News” è un disco pieno di suoni e di ispirazione, eppure ogni sua faccia ha un proprio senso. Per questo ha bisogno di tempo, fino a quando diventerà un vostro compagno insostituibile.

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