BOB DYLAN, Blonde On Blonde (Columbia, 1966)

Il genio creativo di Dylan è incredibilmente vario e prolifico. Nel 1965 la coppia di capolavori “Bringing It All Back Home”/”Highway 61 Revisited”, ad appena un anno di distanza l’album definitivo, il massimo capolavoro, la stella più luccicante della carriera.

“Blonde on Blonde” è l’album in cui confluiscono tutte le possibili ispirazioni del cantautore statunitense, e vi confluiscono nella loro forma più seducente. Si parte con Dylan che recita “Well, they’ll stone ya when you’re trying to be so good/they’ll stone ya just a-like they said they would” in “Rainy Day Women # 12 & 35”; ancora una volta Dylan apre un album con una cocciuta dimostrazione del suo voler essere indipendente da qualsiasi moda (si pensi a “Subterranean Homesick Blues” e “Like a Rolling Stone” nei due lavori precedenti), ancora una volta la sua lingua sferzante si diverte a spiazzare l’ascoltatore. Che però non può far altro che rimanere incantato davanti alla perfezione dei brani: stiamo pur sempre parlando di una scaletta che regala perle a ripetizione.

Se “Visions of Johanna”, con il suo titolo kerouackiano e la sua ritmica malinconica e acustica conduce in atmosfere consuete attraversate dalla lirica allucinatoria e dai giochi di assonanze (“See the Primitive Wallflower Freeze When the Jelly-Faced Women All Sneeze, Hear the One with the Mustache Say, “Jeeze I Can’t Find my Knees”), in un crescendo emozionale sorprendente, “Just Like a Woman” è una ballata splendida, sorretta da una ritmica avvolgente e corposa, e si permette il lusso di chiudersi su un lungo, fluido assolo di armonica prima del conclusivo arpeggio di chitarra.

Ma non è certo tutto qui: c’è l’incedere senza fiato dei sette minuti di “Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again”, una delle più belle canzoni scritte dal menestrello di Duluth, l’omaggio a Chuck Berry e Little Richard di “Leopard-Skin Pill-Box Hat”, la gioia trascinante e rassicurante di “I Want You” – nella quale Dylan dimostra ulteriormente come si possa essere poeti anche nei semplici brani d’amore, scrivendo “il politico ubriaco salta fuori su ogni strada dove una madre si lamenta, e ogni salvatore che presto si addormenta è te che aspetta. E io aspetto loro perché sia interrotto questo mio abbeverarmi ad un boccale rotto; e chiedimi di aprire per te i cancelli” -, la poesia musicata della conclusiva “Sad-Eyed Lady of the Lowlands”, che da sola compone un’intera facciata dell’LP originale.

Difficile non comprendere immediatamente la grandezza e la portata rivoluzionaria di un album come “Blonde on Blonde”. Testimonianza di un’epoca prima ancora che testimonianza di un genio, simbolo sociale prima ancora che feticcio. Se ancora non l’avete è veramente ora di rimediare.

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