KATE BUSH, The Kick Inside (EMI, 1978)

La storia del rock è costellata di ragazze cattive che scappano di casa, riot grrrrls che tracannano birra peggio di ultrà, bitches isteriche che dicono un sacco di parolacce. Una categoria è poco rappresentata: quella delle Alici, non in scatola, ma quella delle ragazzine sempre vestite a festa, un po’ petulanti, che vogliono tutta l’attenzione per sé. Campionessa indiscussa del genere è Kate Bush, cantante, pianista e compositrice: in ogni album ti tira per la giacchetta per mostrarti le sue camerette fitte di libri, bambole e oggettini di cui va orgogliosa; potrebbe essere un supplizio, se la ragazzina non fosse dotata di un talento davvero fuori del comune.

Quando scrive le canzoni che compongono questo suo primo album, Kate è poco più di una bambina, ha 16 anni. Ha subito la sfrontatezza di mandare un demo-tape a uno dei suoi miti di adolescente: David Gilmour dei Pink Floyd, il quale resta folgorato e porta subito la ragazzina alla EMI, che due anni più tardi pubblicherà “The Kick Inside”. Cosa ci avrà mai visto, il buon Dave? Probabilmente una bambina prodigio con una voce in grado di coprire tre ottave, che scrive brani immaginifici, pieni di riferimenti autobiografici e letterari, pregni di una femminilità spiccatissima, in parte acerba ma proprio per questa intensa ed vissuta con entusiasmo. Kate la presuntuosa si permette anche di giocare con i generi musicali, passando disinvolta da reminescenze progressive a ritmi caraibici, fino ad un pop raffinato in cui la melodia prende affascinanti deviazioni verso Oriente.

L’album si apre con “Moving”, ed è già un fiorire di suoni morbidi e sinuosi, con un tono lievemente melodrammatico, in cui Kate avvolge una fantasia sensuale di bambina che ha fretta di crescere; la sua voce è da subito inafferrabile, disegna ardite linee che saltellano dentro e fuori il pentagramma. Dagli entusiasmi sensoriali si passa in fretta a malinconie di amori impossibili, per uomini perduti in qualche sogno o incubo (“The Saxophone Song”, “The Man With the Child In His Eyes”, “L’Amour Look Something Like You”), e di lì a fantasie letterarie costellate di misteriosi personaggi (“Strange Phenomena”, “James And The Cold Gun”). Tutti i capricciosi mutamenti d’umore e d’ispirazione di Alice/Kate sono riassunti nel brano capolavoro del disco, “Wuthering Heights”: ispirato ad una delle più classiche storie di ragazzine esuberanti e amori impossibili (“Cime Tempestose” di Emily Brönte), il brano si muove maestoso su un ritmo dispari, mentre la voce si inerpica su una delle più azzardate melodie che una canzone pop abbia mai conosciuto. Pubblicato come singolo, trascinerà l’album verso il successo, e con esso la sua autrice prodigio.

“The Kick Inside” è un esordio clamoroso come pochi lo sono stati: recupera le suggestioni sinfoniche del rock anni ’70 per sdrammatizzarle in piccoli gioielli compositivi, pieni di arabeschi esotici, con al centro i testi e la personalità di una autrice bambina che non ha paura di scommettere il tutto per tutto. La ragazza diventerà donna e farà strada.

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