QUINTORIGO, Grigio (Universal Music, 2000)

Romagna: Fellini, Guerra, Pascoli, i cappelletti in brodo, la Casa delle Aie, la Riviera e…i Quintorigo. Già, perché se questi cinque musicisti continuano così, rischiano veramente di essere citati a breve tra le grandi glorie della regione più sudista del nord. Non solo, l’originalità della proposta del quintetto è assolutamente internazionale. Tralasciando la scena italiana, perennemente priva di nuove proposte musicali decenti (eccezione fatta per Avion Travel, Capossela e pochi altri che in questo momento mi sfuggono, guarda un po’!), il sound di John De Leo e soci è talmente originale, passionale e tecnico da trovare difficili confronti anche al di là delle Alpi. Dopo avere colpito la critica con il loro album d’esordio (“Rospo”), ora essi l’affondano come in una perfida battaglia navale. “Grigio” è un disco stupendo, pieno di grandi canzoni, di melodia, di coraggio di osare. La title track è un esemplare furto al genio di Conte, sicuramente autorizzato dallo stesso Avvocato di Asti: l’incedere meravigliosamente anni ’30 del suo ritornello riporta alla mente anche molte scene di un altro genio, Woody Allen. Non accontentandosi di esaminare un solo genere, i Quintorigo spaziano a piacimento tra tango (“Precipitango”, con la guest star Enrico Rava ad un emozionante assolo al flicorno), generi “a cappella” (“Nola vocals”), progressive con strani ma chiari rimandi ai vecchi Van Der Graaf Generator (“Egonomia” e “Causa vitale”), tributi hard rock (la cover della mitica “Highway star” dei Deep Purple). Come nel loro primo disco, gli strumenti tradizionali del rock sono banditi. Ricordiamo che i Quintorigo sono una band formata da violino, violoncello, contrabbasso e sax che plasma e rivoluziona capolavori come “Heroes” o la suddetta “Highway star”, donando nuova linfa a creature che sembravano già perfette. Nei Quintorigo c’è un vocalist unico, il quale potrebbe trovare un paragone solo in certe ricerche canore di Demetrio Stratos. La tecnica selvaggia di John De Leo, la perizia e l’inventiva di Gionata e Andrea Costa, Stefano Ricci e Valentino Bianchi sono caratteristiche uniche da fare salvaguardare dall’Unesco. Attiviamoci con le sottoscrizioni!

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