THE LOX, We Are The Streets (Ruff Ryders / Interscope Records, 2000)

Liberi dallo squalo, i The Lox riprovano a nuotare. Andarono nella superpatinata Bad Boy di Puff Daddy per stare vicini a Biggie, dopo anni di apprezzatissima carriera underground. Morto Biggie, si scontrarono col loro opposto naturale, il Puff Daddy mondano e commerciale, quello che agghiacciò tutta la scena quando incise la canzone per la morte di Notorius BIG, facendosela scrivere da un altro. Questioni di business. Del resto se a Puffy manca il talento col microfono, non manca affatto il fiuto per i dollari. Ha rimpiazzato il talento musicale creando un’etichetta che l’ha reso uno dei produttori più ricchi del mondo (il più ricco?). I The Lox proprio non gli somigliano. L’attività underground aveva già mostrato di cosa erano capaci. Avevano montagne di canzoni di successo, avevano il rispetto di tutta la scena, e avevano persino una notorietà tale da rendere attesissimo il debutto ufficiale con la Bad Boy. Ma il debutto fu perlomeno deludente. “Money, Power & Respect” venne fuori poco ispirato, squilibrato, in qualche modo fuori luogo, e imbarazzato. Il salto nel circuito commerciale li costringeva a subire la personalità di Puff Daddy. I suoi consigli su ciò che vende e ciò che non funziona avevano mutilato l’ispirazione dei tre urban warriors. Però se lì c’era anche Biggie, niente discussioni, significava che andava tutto bene. I Lox, ecco il punto, potevano proseguire il lavoro di Biggie alla Bad Boy. Mi spiego meglio. Notorius BIG aveva reso Puffy senz’altro molto più ricco, ma soprattutto gli aveva infuso credibilità nella scena. I Lox erano un altro passo in questa direzione. Facciamo il punto. I The Lox erano fedeli alla Bad Boy perché c’era Biggie, e per la fama di grande businnessman di Puffy. Puff Daddy aveva bisogno di loro per un ritorno di immagine, oltre che di denaro. I problemi allora cominciarono quando Biggie venne assassinato, e quando Puffy decise che va bene l’immagine, ma non era il caso di essere oscurati. Del primo album abbiamo detto, fu una delusione. E anche la promozione latitò, per interessamento diretto del boss dell’etichetta. I Lox chiesero immediatamente di aver la rescissione del contratto, naturalmente respinta. Perché era questione di immagine, di vendite (comunque soddisfacenti), e di ostilità personale. I The Lox reagirono indossando per ogni occasione pubblica una maglia con su scritto “Let The Lox Go”, trascinando con sé tutto il lunghissimo seguito di fans. L’abbiamo detto, era una questione di immagine, e alla fine la Bad Boy acconsentì a ‘rilasciare’ i tre rapper. A pagare la salata cauzione è stata la Ruff Ryders, etichetta per la quale i The Lox hanno inciso questo loro “We are the Streets”.

Non saprei, ma penso sia un record. Ho nominato il titolo dell’album solo ora, in coda alla recensione. La ragione è che questo album è il vero debutto commerciale dei The Lox. La lotta con la Bad Boy, e tutta quella eredità di foto glam e felpine alla moda sono state lo scotto per il passaggio dall’arte alla distribuzione della stessa. “We are the Streets” (e due) è incoraggiante. Un album onesto, un buon avvio di carriera diciamo. Saremmo ridicoli a dire che il gruppo promette bene. Basterebbe che incidessero i loro vecchi successi per regalarci un classico sicuro. Ma i The Lox proseguono la ricerca, seguono l’hip hop. E seguire loro potrà essere (almeno dal prossimo lavoro) molto stimolante.

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