[ di Enrico Stradi ] Il primo disco di Matthew E White è una scatola di cioccolatini tutti buonissimi. Lo sappiamo tutti come funziona con le scatole di cioccolatini, ce n’è sempre uno che fa schifo. Qui invece no.
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Arriva al suo secondo album questo interessantissimo quartetto newyorchese del quale, invero, assai poco si sa e altrettanto poco si riesce a sapere. Intriso di sibillini velvettismi e ardite costruzioni ritmiche improntate ad un tribalismo postmetropolitano inselvatichito e aizzante, “Beast Rest Forth Mouth” è un lavoro comunque notevolissimo, nel quale si intersecano direttive di ricerca…
Francesco Giordani

