• CAMERA OBSCURA, My Maudlin Career (4AD, 2009)

    Se fossero una stagione, i Camera Obscura sarebbero in fiore. “If you were a season, you would be in bloom”: le prime parole di “You Told A Lie” ci forniscono l’incipit per la nostra recensione perché noi ne abbiamo poche, di parole. Siamo ancora ammaliati dai colori che sfavillano da “My Maudlin Career” da non…

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  • “The Girl And The Robot”, il video dei Röyksopp

    “The Girl And The Robot”, il video dei Röyksopp

    “Ipercampionamento”. Il Folegati mi dice che si potrebbe chiamare così il fatto che oggi tutto viene iper-frullato nel calderone mediatico dei miliardi di stimoli che riceviamo, che di solito qualcuno rielabora per noi ma che a volte noi stessi processiamo. I risultati ci vengono ributtati in faccia, geneticamente modificati, leggermente diversi ma sempre costantemente più…

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  • Back To The Future Vol. 6 – Ekatarina Velika (EKV)

    Back To The Future Vol. 6 – Ekatarina Velika (EKV)

    Negli Anni Ottanta era difficile ascoltare, fuori dai canali ufficiali (radio, tv, giornali specializzati…), qualcosa che non provenisse dagli States o dai paesi anglosassoni, non si aveva come adesso il caro Merola con i suoi Ikea-Pop o meglio la Rete con le sue infinità. Qualcosa però arrivava. Gli Ekatarina Velika (EKV in breve) sono forse…

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  • I Phoenix alla ricerca di Liszt

    I Phoenix alla ricerca di Liszt

    I francesi sono sciovinisti, si sa. Anche nella musica di solito diventano famosi per il loro essere francesi, difficile che si confondano indossando i panni di altri. I Phoenix no: loro sembrano di matrice anglosassone, e questa comunanza forse non sarà proprio gradita-gradita in patria… Ma tant’è, a noi barbari italici invece i cugini francesi…

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  • GINEVRA DI MARCO, Donna Ginevra (Materiali Sonori / Edel, 2009)

    Sulla bellezza ineguagliata della voce di Ginevra di Marco ormai si è scritto tanto e, per fortuna, è cosa risaputa. Si sa pure della strada intrapresa dalla nostra con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, quella delle tradizioni ripescate, del folk che più parte dal basso e più ridona il vero spaccato di quei…

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  • Ipso Facto, quattro caschetti glamour

    Ipso Facto, quattro caschetti glamour

    Caschetti del mondo, unitevi. Una volta si diceva anche pettinata “a scodella”, ma guai a dirlo alle Ipso Facto, anche perché – diciamolo – scodella o no le quattro londinesi sono comunque gnocche con quella acconciatura (o forse anche con un altra?…). Segnalate da un kalporziano attento conoscitore della scena british, il Giordani, le Ipso…

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  • AU REVOIR SIMONE, Still Light, Still Night (Our Secret Record Company / Moshi Moshi, 2009)

    Ho visto poco tempo fa una foto che rappresenta in maniera ineccepibile la musica delle Au Revoir Simone: le tre newyorkesi sono stravaccate in una stanza d’albergo con delle tastierine davanti, il letto sfatto, l’indolenza di piccole batterie elettroniche e onirici organetti che trasuda oltre lo scatto e le ferma lì, intente in un momento…

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  • I Prodigy infuocati e l’Eurodisco degli anni ’90

    I Prodigy infuocati e l’Eurodisco degli anni ’90

    Ci vuole tanto tempo per conquistarsi la fiducia, ma basta un attimo per perderla. Una frase sentita tante volte. Valida anche nella musica, nel qual caso vuol dire che un passo falso può far mettere una “x” sopra la casella mentale della band che ti ha deluso che – esca quel che esca – per…

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  • The Joy Formidable: evapora la pioggia

    The Joy Formidable: evapora la pioggia

    E così abbiamo archiviato anche questo 25 aprile, fatto di riconoscimenti all’unisono finalmente provenienti un po’ da tutte le parti, come dovrebbe essere in una festa nazionale condivisa. Non lo so se tutto ciò è figlio di calcoli politici o se di maturazioni convinte, vedremo. Fino ad oggi il 25 aprile non è mai stato…

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  • HEARTLESS BASTARDS, The Mountain (Fat Possum / Audioglobe, 2009)

    Mi sono innamorato di una voce, a volte succede, anche se di rado. Come di innamorarsi, certo. Erika Wennerstrom è il suo nome: è la singer di una band di southern rock da hamburger dall’Ohio, gli Heartless Bastards, che evidentemente non avevano una grande ispirazione quando hanno scelto come chiamarsi. Bastardi senza cuore, puah… cos’è,…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010