Se fossero una stagione, i Camera Obscura sarebbero in fiore. “If you were a season, you would be in bloom”: le prime parole di “You Told A Lie” ci forniscono l’incipit per la nostra recensione perché noi ne abbiamo poche, di parole. Siamo ancora ammaliati dai colori che sfavillano da “My Maudlin Career” da non…
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“Ipercampionamento”. Il Folegati mi dice che si potrebbe chiamare così il fatto che oggi tutto viene iper-frullato nel calderone mediatico dei miliardi di stimoli che riceviamo, che di solito qualcuno rielabora per noi ma che a volte noi stessi processiamo. I risultati ci vengono ributtati in faccia, geneticamente modificati, leggermente diversi ma sempre costantemente più…
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Negli Anni Ottanta era difficile ascoltare, fuori dai canali ufficiali (radio, tv, giornali specializzati…), qualcosa che non provenisse dagli States o dai paesi anglosassoni, non si aveva come adesso il caro Merola con i suoi Ikea-Pop o meglio la Rete con le sue infinità. Qualcosa però arrivava. Gli Ekatarina Velika (EKV in breve) sono forse…
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I francesi sono sciovinisti, si sa. Anche nella musica di solito diventano famosi per il loro essere francesi, difficile che si confondano indossando i panni di altri. I Phoenix no: loro sembrano di matrice anglosassone, e questa comunanza forse non sarà proprio gradita-gradita in patria… Ma tant’è, a noi barbari italici invece i cugini francesi…
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Sulla bellezza ineguagliata della voce di Ginevra di Marco ormai si è scritto tanto e, per fortuna, è cosa risaputa. Si sa pure della strada intrapresa dalla nostra con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, quella delle tradizioni ripescate, del folk che più parte dal basso e più ridona il vero spaccato di quei…
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Caschetti del mondo, unitevi. Una volta si diceva anche pettinata “a scodella”, ma guai a dirlo alle Ipso Facto, anche perché – diciamolo – scodella o no le quattro londinesi sono comunque gnocche con quella acconciatura (o forse anche con un altra?…). Segnalate da un kalporziano attento conoscitore della scena british, il Giordani, le Ipso…
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Ho visto poco tempo fa una foto che rappresenta in maniera ineccepibile la musica delle Au Revoir Simone: le tre newyorkesi sono stravaccate in una stanza d’albergo con delle tastierine davanti, il letto sfatto, l’indolenza di piccole batterie elettroniche e onirici organetti che trasuda oltre lo scatto e le ferma lì, intente in un momento…
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E così abbiamo archiviato anche questo 25 aprile, fatto di riconoscimenti all’unisono finalmente provenienti un po’ da tutte le parti, come dovrebbe essere in una festa nazionale condivisa. Non lo so se tutto ciò è figlio di calcoli politici o se di maturazioni convinte, vedremo. Fino ad oggi il 25 aprile non è mai stato…
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Mi sono innamorato di una voce, a volte succede, anche se di rado. Come di innamorarsi, certo. Erika Wennerstrom è il suo nome: è la singer di una band di southern rock da hamburger dall’Ohio, gli Heartless Bastards, che evidentemente non avevano una grande ispirazione quando hanno scelto come chiamarsi. Bastardi senza cuore, puah… cos’è,…
