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Un nuovo revival per l’indie
Memori de “l’estate del brit-pop”? Sì, giusto l’anno scorso: nuovi dischi (Pulp) ma soprattutto tour (Oasis). Il 2026 pare che tocchi all’indie anni zero, con un improvviso e clamoroso ritorno degli Strokes, gli Arctic Monkeys che partecipano a “Help 2”, un nuovo singolo per i Babyshambles, le date congiunte di Interpol e Bloc Party…ma anche i riflettori su gruppi più defilati e rimasti se vogliamo piccini, come i Cribs dei tre fratelli Gary, Ryan e Ross Jarman.
Come evidenziato nella recensione all’ultimo Selling A Vibe, la band di Wakefield è in realtà tra le più produttive della scena, nonostante siano quasi sei gli anni intercorsi tra questo lavoro e il precedente Night Network – il lasso di tempo più lungo tra loro album. Se in Inghilterra vengono inclusi tra le band indie-rock migliori di sempre (fonte The Evening Standard) e onorati del Q Award, suonando ai maggiori Festival, nei nostri lidi restano un culto per pochi, dischi introvabili nei negozi – ma anche al merch di serata, solo t-shirts – e uno zoccolo duro ristretto ma irriducibile con tanti ragazzi inglesi e spagnoli presenti al Monk domenica 12 Aprile alle ore 20.
Un live che sarà imperfetto ma viscerale, fatto di diciotto brani che pescano in tutta una carriera, iniziata nel lontano 2004. Ripercorriamone gli highlights.
Il potere del trio e una fede che non ha età
Il locale romano risponde con entusiasmo alla chiamata dell’indie act, pur non bissando il sold out dei Ditz. Con gli inni “I’m A Realist” e “Hey Scenesters!” si decolla fin da subito, e nell’attesa di sistemare al meglio i volumi il gruppo offre anche gli ultimi singoli “Summer Seizures” e “Never The Same”, dove i gemelli Ryan e Gary si alternano alla voce. Una peculiarità che insieme al drumming strepitoso e funambolico di Ross costituisce la forza dei Cribs. Quando arriva “We Share The Same Skies” tutto è infinitamente ok, ci potrebbe passare un camion sopra che non sentiremmo nulla, ascoltando questo pezzo celestiale scritto al tempo con Johnny Marr per Ignore The Ignorant.
A dare una mano ai brothers troviamo Russell “The Disaster” Searle, amico concittadino e leader di un gruppo dalle sonorità simili, The Research. Inizialmente riscontra dei problemi tecnici ma da “A Point Too Hard To Make” può liberarsi da ogni indugio, alternandosi con Ryan nelle parti di chitarra solista e suonando la tastiera (elemento fondamentale nel nuovo disco). “Direction”, dall’esordio, è “per i fan storici” – ovvero i cinquantenni di oggi, mentre “Be Safe” viene accolta da un boato generale: in alto i calici ripensando a “Popular” dei Nada Surf per l’idea di uno speech, in questo caso di Lee Ranaldo dei Sonic Youth, a uscire dalle casse.
Finale di performance improntato su altri classici: “Men’s Needs”, numero 3 delle classifiche UK nel 2007 e “Mirror Kissers”, da The New Fellas, che oltre ad avere un giro melodico da KO proviene dal mio album preferito dei Cribs. “Pink Snow” chiude i giochi tra i ringraziamenti della band parlando di inverno quando fuori si sta in maniche corte: c’è chi invoca l’encore, io stavo pensando a “Our Bovine Public”.
Scaletta e ultime considerazioni
Un concerto pieno di energia e senza fronzoli, in cui il gruppo fa parlare la musica al suo posto: riassumerei così la data al Monk Club, con una qualità media delle canzoni alta, per chi come me ama la scena alternative/indie-rock’n’roll – citando i Killers – di quell’epoca. Sono felice anche di aver incontrato Francesco Melis, booking agent di Annibale e nostro scribacchino part-time, oltre che Antonio Paolo Zucchelli di indieforbunnies, che potrebbe aver già pubblicato un articolo sul live di questa band importante, che riesce a farci sentire (ancora) giovani.

(Matteo Maioli)



