Share This Article
Prima di buttarci a capofitto in questo 2026, un’ultima (o forse no) chart del 2025: è quella dei migliori live al Tiny Desk, un format che ormai accompagna regolarmente il nostro tempo passato su YouTube e che regala performance memorabili. E come sempre dobbiamo ringraziare NPR Music per questi concerti intimi, perché sono in generale belli tutti (qui tutta la lista) ma quelli riepilogati nella presente Top 7 sono davvero imperdibili.
P.S. NPR (National Public Radio) ha una missione pubblica e pertanto ha come obiettivo la produzione di programmi non commerciali. Per questo è attiva una donazione, che è per far continuare i Tiny Desk come li conosciamo oggi.
7. MJ Lenderman
Con riferimento al “medesimo genere”, durante l’anno, il Tiny Desk ha ospitato anche un buon Cass McCombs, ma MJ Lenderman è apparso più in linea con l’atmosfera frugale del format NPR, riuscendo a fissare un momento altro, sospeso, della sua musica. Del resto il suo “Manning Fireworks” è stato uno degli album più acclamati dello scorso anno (nei Kalporz Awards 2024 al 10° posto). Che sia da solo o con i Wednesday (con i quali aveva già suonato al Tiny Desk) MJ Lenderman si è dimostrato anche questa volta uno dei migliori cantautori della sua generazione. (Paolo Bardelli)
6. Air
Il Tiny Desk degli Air si apre con uno dei brani più sottovalutati da Moon Safari (1998) ovvero il connubio tra pianoforte incalzante e tastiere distorte che è Le Voyage de Pénélope. Canzone strumentale che interpretata dal vivo non perde nulla (anzi) della magia che l’avvolge nella sua veste digitale. Un breve applauso precede gli arpeggi di Cherry Blossom Girl, il brano più famoso da Talkie Walkie (2004) che si apre con una chitarra acustica ma ben presto si accende ed evolve in un’opera dinamica e stratificata, con archi e voci sovrapposte in sottofondo. Il live è una versione “scheletrica” dell’originale, dove gli echi distanti vengono ripresi dal batterista. Si conclude con Highschool Lover e Dirty Trip, entrambi brani facenti parte della colonna sonora de “Il giardino delle vergini suicide” del 1999. L’album è The Virgin Suicides, uscito l’anno seguente. La musica degli AIR rimane un punto saldo del genere space rock e si conferma un geroglifico mai domo e geniale. (Federico Spagnoli)
5. David Byrne
Il mio concerto Tiny Desk dell’anno è senza dubbio quello di David Byrne dello scorso 1° di Dicembre. Insieme a una dozzina di musicisti ha infatti ricreato atmosfere e impatto che si possono apprezzare nel suo ultimo lavoro Who Is The Sky? (Matador) registrato con la Ghost Train Orchestra. Ottimizzando gli spazi, con amplificazione minima, tastiera suonata in piedi e altri elementi come marimba, timbau brasiliano, sax e violoncello, l’ensemble – definito dai produttori dello show una marching band per energia e compatezza – si è lanciato in due nuovi brani, “Everybody Laughs” e “Don’t Be Like That”, di impianto bossa-nova e folklorico assolutamente trascinanti. Così tutti di blu abbigliati, unito al fattore dei coristi che danzano, mi rendono l’immagine di un mare luccicante di bellezza e protagonista di un viaggio indimenticabile. A fare la parte del leone il percussionista Mauro Refosco (già nei RHCP e Atoms For Peace) e Ray Suen a destreggiarsi tra violino, basso e chitarra solista. Proprio i ricami esotici di quest’ultimo caratterizzano una “(Nothing But) Flowers” sulle tracce di Graceland di Paul Simon e superiore alla versione estratta da Naked del 1988, a firma Talking Heads ovviamente. L’evergreen della band newyorkese “Life During Wartime” chiude la performance nel tripudio generale, con un Byrne teatrale a muovere i suoi collaboratori tra ritmiche zigzaganti, melodie new-wave e echi spacey che vorresti non finisse mai. E fuori onda i curatori del Tiny raccontano che, salutata la band, David si è poi avventurato in bicicletta nel quartiere di Washington D.C.: unstoppable! (Matteo Maioli)
4. Turnstile
I Turnstile sono stati dei protagonisti in generale del 2025, perché il loro “Never Enough” li ha confermati una band che sa andare oltre l’hardcore mettendo d’accordo gusti diversi. Qui al Tiny Desk si sono presentati con fiato e pianoforte, il che non fa parte della loro “struttura” usuale, ma soprattutto rimarranno negli annali perché hanno fatto pogare il pubblico messo al di là del tavolo e perché Brendan Yates ha eseguito il primo stage diving al Tiny Desk e conseguente crowd surfing, con un’agilità incredibile. E comunque il merito del Tiny Desk, al di là dei record plastici, è di averceli fatti sentire quasi jazz.(Paolo Bardelli)
3. Faye Webster
Il Tiny Desk di Faye Webster è l’ennesima prova di una voce incantevole, sognante e profondamente espressiva, insomma qualcosa di raro. Ma è anche una piccola lezione di stile sulla sua delicatezza come cifra stilistica più distintiva. Una sensibilità che la cantautrice di Atlanta coltiva da sempre insieme alla sua band e che qui trova una profondità nuova grazie alla presenza di un quartetto d’archi, capace di aggiungere sfumature orchestrali al suo indie-folk ipnotico a tinte R&B. La malinconia leggera di “In A Good Way” convive con la morbidezza dei brani più recenti di Underdressed at the Symphony, come “But Not Kiss” e la title track, mentre “Jonny” e la sua ripresa in spoken-word, chiudono con una grazia disarmante una performance magnetica. Un piccolo paesaggio onirico di pura magia, in cui rifugiarsi e rilassarsi, anche solo per pochi minuti. (Aureliano Petrucci)
2. 31 Minutos
Tra settembre ed ottobre, NPR Music ha celebrato gli artisti latini con “El Tiny” e i musicisti di 31 Minutos sono stati divertentissimi. 31 Minutos è un programma televisivo cileno, un’istituzione della programmazione per bambini latinoamericana, un po’ come i Muppets. I burattinai e i musicisti di 31 Minutos hanno quindi trasformato il Tiny Desk in un parco giochi in cui tutti si divertono, sia chi suona che chi ascolta. (Paolo Bardelli)
1. Braxton Cook
Immaginate di crescere a Prince George’s County, nell’area di Washington D.C., a pochi chilometri da quello che oggi è il palco più piccolo e iconico del mondo. Muovere i primi passi nei club della scena di U Street e ritrovarsi poi, a 34 anni, proprio lì sopra. È la storia di Braxton Cook, un racconto che ha il sapore perfetto di un cerchio che si chiude. In realtà, per il sassofonista e cantautore americano questo spazio non è mai stato davvero estraneo: negli anni lo ha calcato al fianco di artisti come Christian Scott aTunde Adjuah, Tom Misch, Phony Ppl e Amaarae, e nel 2020 aveva già preso parte a un Tiny Desk home concert. Ma questa volta i riflettori sono finalmente tutti per lui, per la sua band e per le sue composizioni. La performance è brillante e mette in mostra tutto il suo talento: si parte da “MB (for Ma’Khia Bryant)”, toccante tributo alla giovane ragazza afroamericana uccisa dalla polizia, per poi passare al folk-soul di “My Everything” e in “Zodiac”, ispirata alla grande pianista jazz Mary Lou Williams. “Questa canzone parla del fermarsi a guardare quanta strada abbiamo fatto ed essere grati ogni giorno”, racconta Cook a proposito di “We’ve Come So Far” con cui chiude il set. Ed è esattamente ciò che accade in questi minuti, che trasformano il suo percorso in una celebrazione di crescita artistica. Cook canta, suona chitarra, sax e flauto, in un mix raffinato di jazz e R&B nella loro forma migliore. (Aureliano Petrucci)

