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Delta V, Reggio Emilia (Festa de l’Unità) (13 settembre 2002)
Poco pubblico per questa data reggiana dei Delta V, uno dei gruppi di punta di quella scena di pop elettronico di cui gli Üstmamò sono stati indiscussi ispiratori quando qualche anno fa passarono dal punk al trip-hop; chi ha rinunciato all’ultimo momento al concerto non si preoccupi: non ha perso niente di eccezionale.
Complice la pessima acustica del Biotunnel (lo spazio della Sinistra Giovanile, ossia un enorme tendone e qualche asse di legno a fare da pavimento), la serata non è mai decollata, e la band ha fatto davvero fatica a coinvolgere i presenti.
La scaletta pesca a piene mani dall’ultimo album di studio, il riuscito “Monaco ’74”, recuperando per l’occasione alcuni brani del debutto, completamente riarrangiati per la voce profonda della nuova vocalist Gi Kalweit.
La band può contare su ottimi singoli, ma il resto dei pezzi, almeno stasera, si fa dimenticare davvero molto facilmente: tutto viene affogato in uno sciapo pop elettronico, spesso sconfinante in battiti techno, ma nulla più.
Lascia interdetti una stravolta versione di “Army of me” di Björk: rallentata, privata di ogni tensione, completamente inadatta alla voce profonda della vocalist; non piace nemmeno il modo in cui propongono il loro maggiore successo, il rifacimento di “Se telefonando” di Mina, che sostituisce alle ritmiche drum ‘n bass della versione in studio un lento battito trip-hop, mentre il testo viene cantato ora in italiano, ora in inglese.
La band rientra per i bis, e, dopo un altro paio di canzoni su cui il pubblico balla un po’ (tra queste una vigorosa cover di “Are friends electric?” di Gary Numan), abbandona il paco, lasciando un discreto senso di delusione.
Molto probabilmente la scarsa riuscita della serata dipende in gran parte dalla pessima acustica del locale, ma in generale non sembra che i Delta V si siano sforzati più di tanto per coinvolgere un pubblico distratto e annoiato.
Una nota positiva nella serata c’è comunque stata:il concerto è stato aperto da due band locali, le Kyuuri (un quartetto di ragazze che propongono un rock chitarristico non troppo originale) e i Muddy Fly. Ora, questo gruppo è decisamente da tenere d’occhio. Suonano un grunge che ricorda i Pearl Jam, solido e molto coinvolgente. Gran voce e ottime chitarre, questi ragazzi sanno davvero stare sul palco. Spero di sentirne riparlare presto.

