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Un omaggio alla California che coglie nel segno
Ho perso il conto delle uscite di Ty Segall. Mi suonano comunque familiari alcuni titoli come Goodbye Bread, Twins, Manipulator, Joy insieme a Tim Presley/White Fence. Non i più geniali del lotto forse: ma solidi, dritti al punto e che riascolteremo con piacere anche tra vent’anni. Ebbene, diciamo subito che Possession va ad aggiungersi in coda a questa lista di fondamentali.
I dieci brani omaggiano sì la grande musica pop-rock tra gli anni 60 e 70 del Novecento, dai Beatles ai Beach Boys passando per Marc Bolan e gli Eagles (più californiani di loro non ce n’è e il loro spirito pervade a lunghi tratti l’album), però la scrittura è variegata, armoniosa e immaginifica visto il rinnovato sodalizio con Matt Yoka, documentarista per Vice e Vanity Fair. E l’aiuto del buon Mikal Cronin fa il resto.
Come on, enjoy the ride
Non si può descrivere Possession tralasciando un evidente revivalismo, che passa dalla struttura delle canzoni – la traccia omonima ricalca le mosse di Tommy degli Who – alle produzioni magiche di quell’epoca con le brass section e le registrazioni su nastro. Qui troverete tutto ciò che attualmente suonano i fratelli D’Addario, o Lucio Corsi. Ma distillato di un’esperienza e una classe con pochi uguali: si prenda già il singolo di lancio, “Fantastic Tomb”, una giostra rock’n’roll che tocca mille lidi, psichedelia e glam a braccetto.
Racconti di divario sociale arrangiate con la classe di un Randy Newman (“Kitchen table, the rent’s unstable/She can’t afford a bed/She’s a shoplifter, no one’s quicker/She just wants to rest her head”) si alternano a brillanti uptempo di chitarre fuzz e sax potenti: giusto per citare la prima e ultima traccia, “Shoplifter” e “Another California Song”. Sono invece violini e hammond a contrassegnare “Buildings”, una sorta di “Penny Lane” più riflessiva; nonostante la dozzina di musicisti impiegati la creazione è prevalentamente dei due amici Ty e Mikal, con il secondo a riempire di atmosfere orchestrali le incisioni di chitarre/basso/batteria del primo.
“Shining” farà la gioia degli aficionados del primo Ty, garage-rock alla Osees ma scritto meglio; dove “The Big Day” mescola umori glam a prodezze prog con cambi di passo, scale vertiginose, con un istinto cangiante che pervade tutti i brani senza mai esagerare. Buon viaggio, dunque, in compagnia di Possession fino a termine 2025 e oltre.
81/100

