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Feldup si è costruito una solida reputazione come videomaker su YouTube, conquistando quasi due milioni di iscritti grazie ai suoi racconti oscuri, alle bizzarrie del web e a storie al limite dell’incredibile. Ma ridurlo a questo sarebbe un errore: insieme ai suoi compagni degli Showerhead è anche un artista di grande spessore. Pubblicato dall’ottima etichetta Talitres, già casa di artisti come Frànçois & The Atlas Mountains e The Walkmen, Towards Happiness raccoglie l’eredità del notevole Stared at from a Distance e la porta ancora più lontano.
Towards Happiness: tra post-punk e tempeste rock
Se si volesse descrivere il suono dell’album con un’immagine, si potrebbe immaginare un incontro tra Beirut e i Queens of the Stone Age, finiti insieme in un vortice post-punk. Il disco oscilla continuamente tra chitarre affilate e impetuose e momenti di autentica delicatezza, impreziositi dagli ottoni presenti in quattro brani.
Feldup e gli Showerhead sanno scatenare autentiche tempeste sonore attraverso un post-punk cupo, potente e tagliente, senza però rinunciare a lasciare filtrare una luce di speranza nel mezzo del caos. La band si spinge anche verso territori più vicini all’emo-core e all’industrial, come dimostra l’incisiva Unusual Order. Il vero punto di forza dell’album sta però nella sua straordinaria capacità di costruire atmosfere dense e immersive, sostenute da melodie ricchissime di sfumature e dettagli. È musica profondamente vissuta e sentita, con una menzione speciale per Get Up OK, autentico gioiello del disco.
Un vero album, pensato per essere ascoltato dall’inizio alla fine
Feldup & Showerhead non sono interessati a confezionare singoli usa e getta. Towards Happiness è un lavoro corale che rivela tutta la propria forza soltanto quando lo si ascolta nella sua interezza, lasciandosi attraversare da ogni passaggio, ogni sfumatura e ogni cambiamento di atmosfera.
Alla fine dell’ascolto emerge un’opera che affronta con grande sensibilità i temi della ricostruzione personale e delle conseguenze, talvolta pesanti, che la vita lascia dietro di sé, senza perdere mai di vista la possibilità di una rinascita. È un album complesso, stratificato e sorprendentemente ricco, che conferma il talento di Feldup e dei suoi collaboratori. Un disco intenso e affascinante, destinato a rimanere a lungo nelle playlist di chi gli concederà il tempo che merita.
La formazione vede Rebecca alla batteria, Alexandre Wettstein a chitarra, basso e pianoforte, Pierre Miceli a chitarra e basso, e Amaury Sauvé alle percussioni aggiuntive. Quest’ultimo è particolarmente noto per il suo lavoro come produttore al fianco di realtà di culto come It It Anita e W!zard. La sezione fiati, elemento fondamentale nell’economia del disco, è affidata a Sara Escar López al trombone basso, Aloïs Vallade Deblaise alla tromba e Matthieu Metzger ai sassofoni contralto e baritono.
75/100

AOW (AnotherWhiskyForMisterBukowski) è il blog musicale e culturale che non parla di cultura, la vive. Le ragioni della collaborazione tra Kalporz e AOW puoi leggerle qui.

