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Ritorno dei Boards of Canada: perché “Inferno” è un nuovo capitolo necessario
Chi glielo ha fatto fare, ai Boards Of Canda, di tornare dopo tutti i capolavori che hanno prodotto? Dopo 13 anni (“Tomorrow’s Harvest” è del 2013) forse avevano già detto, se non tutto, tanto, e un ulteriore tassello del loro mondo era forse non necessario. E invece loro l’hanno reso tale, perché “Inferno” è ancora una volta un momento per fermarsi a riflettere e farci coinvolgere dai panorami emozionali del duo scozzese. Cosa vogliamo dare in pasto a noi stessi? Cibo per la mente? Ragionamenti, illuminazioni, disquisizioni? Oppure cibo per il cuore? Sensazioni? Emozioni? Paure? Gioie? E ancora un’altra alternativa: cibo per il corpo? Carboidrati? Vitamine? Carne? Ecco, in “Inferno” non c’è tutto questo, ci sono le domande. Sta a noi rispondere.
I simboli in “Inferno”: tra religione e coscienza
Anche questa volta la fanbase è stata sguinzagliata a cercare i riferimenti che i dialoghi trattati con vocoder e altri effetti potessero dare la linea di quello che i BOC vogliono dirci oggi: ci sono riferimenti filosofici e religiosi come nel singolo già edito “Prophecy At 1420 MHz”, che contiene parole campionate e ricombinate in ordine diverso tratte da una conferenza tenuta dal professor Seyyed Hossein Nasr alla Harvard Divinity School il 1° maggio 2003, dal titolo “In the Beginning Was Consciousness”:
Nothingness / Comes to a greater awareness of itself / Divine intellect / I am the truth / Extinction / The question of reality / Consciousness / I am god / The ultimate / Resonance / Spirit and the soul, or the psyche / Conscious / Transcendent source / Seat of consciousness / Power / It is, in a sense, the religion of the modern world / The scientific view of nature / Synchronicity / Consciousness has operational effect / Cause and effect / Nothingness / The absolute truth
Per ogni canzone può essere fatto questo lavoro alla ricerca delle citazioni, ma forse sarebbe come cercare di capire un mosaico cercando di analizzare ogni singola tessera: meglio fare un passo indietro, e guardare l’immagine complessiva. Che è in movimento. Che cambia soggettivamente. È questa la loro forza: non farsi ingabbiare in significati chiari e universali, ma lasciare che ciascuno si dia la propria risposta. Pertanto ci sarà chi vede già il titolo come un riferimento all’attualità e alle guerre (soprattutto religiose) che hanno insanguinato questo primo secolo del secondo millennio (in “Age of Capricorn” si parla di Anticristo e di Osama bin Laden), oppure chi vede l’epopea raccontata in “Inferno” come la solinga battaglia personale alla ricerca della verità.
La musica: emozioni, melodie e impatto personale
Ma tutti questi messaggi sarebbero nulla se non ci fosse la musica: mai così fruibile. I BOC paiono a volte voltarsi verso i fondamenti dell’elettronica (certe soluzioni alla Kraftwerk) ma in generale diminuiscono le tracce fatte solo di sensazioni e panorami fatti di synth per portarci in lande magiche in cui ci sono comunque melodie. Alcune delle quali ti fanno trasalire: io sono sussultato con “Somewhere Right Now in The Future”, che mi ha davvero traslato in un momento in cui non sarò più. Ma ognuno avrà il suo momento di ritorno, un’illuminazione restituita. Un utente italiano su Reddit ha scritto circa “You Retreat in Time and Space”: “Qualcosa nella traccia mi ha colpito, specialmente nei primi pochi bar, e mi ha fatto pensare alle persone a me care che ho perso negli ultimi anni, in particolare mia mamma che ho perso 4 anni fa. Sono crollato completamente e ho pianto in un modo che non avevo mai fatto ascoltando un brano musicale”.
Ecco, basterebbe questo per capire quanto i BOC riescono a trasmettere: non è nella loro musica, è dentro di noi. Le loro note oblique, alle volte malsane, misteriose, talvolta più chiare, quasi mai pacificate, non fanno altro che scandagliare il nostro inconscio e far riemergere quello che siamo.
Vi pare poco?
83/100
(Paolo Bardelli)

