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Deadletter (+Vikowski), Circolo Arci Bellezza, Milano, 23 marzo 2026
Certe sere non te lo aspetti, esci vai al locale del concerto e arrivi in tempo per vedere l’apertura. Devo confessare che non sempre sono all’altezza del main act, soprattutto se sono scelti tra i soliti noti amici di amici o band arraffazzonate, ma stasera no.
In apertura ai Deadletter all’Arci Bellezza di Milano ci sono i Vikowski (il sottoscritto aveva già assistito al release party un mese fa) dove hanno portato un live intenso che tra elettronica e atmosfere dark, con echi di Joy Division e New Order hanno mostrato una band matura, riconoscibile e coinvolgente, capace di catturare l’ascolto. Ovviamente un set di qualche brano che presenta il loro debutto “Costinstency”, pieno di ottime premesse e che spero di vedere presto eseguito per intero.

Passata la ventata convincente della band partenopea con stanza a Milano, un rapido cambio di palco introduce i Deadletter con un’intro morriconiana tra l’altro.
Il nuovo album “Existence is Bliss” uscito da poco più di un mese si prende la gran parte della setlist, e a ragione, perchè finalmente la band di Zac Lawrence è riuscita a distaccarsi dagli stereotipi dei primi lavori optando sì per il solito suono trasversale ma molto più personale.
Il ricordo di un set in pieno pomeriggio al Primavera Sound non troppo entusiasmante ma di fronte ad un lavoro così complesso (sono in sei sul palco) l’aspettativa è alta e non viene tradita.

Da subito Zac inizia a cercare il pubblico (ah la data è sold-out) sia con le mani che con lo sguardo: “Purity I” e “To the brim”, apertura anche dell’album, sono eseguite in modo serrato, ma è con “Mere Mortal” che inizia il vero show.
Zac scende, canta tra noi, fa surf, sfugge, in pratica è un concerto tesissimo, senza troppe pause che tra pogo e belli sembra un altro mondo rispetto a quello visto qualche tempo fa.
I brani dei lavori precedenti acquistano un volto nuovo, più deciso e diretto, come “Bygone” o “More Hit!” dove non si trattiene più nessuno e parte una festa collettiva (con tutti i pro e i contro).
Come scrivevo anche i brani nuovi acquistano una nuova tensione che li rende ancora più crudi tra sax, basso e chitarra tesissimi.
Alla fine sudati e felici i sei di Manchester ci salutano con “Binge” con il refrain forse più catchy del reportorio e (come non poteva essere diversamente) con “Cheers!” giusto epilogo di uno dei live più coinvolgenti degli ultimi mesi.
(Raffaele Concollato)
