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Un insolito problema di rete mi ha costretto a collegarmi al link di Zoom con un ritardo di qualche minuto. Chrystia “Tia” Cabral, in arte Spellling, mi aspettava calma e sorridente e si è trattenuta fino alla fine concedendo di allungare il limite preventivato, perdendosi nei racconti del suo nuovo recente album, “Portrait of My Heart”, in uscita questo venerdì, il 28 marzo. Il risultato finale è un delineamento dei contorni perfetto, la sua visione della musica è lineare e in ogni risposta ha provato a trasmettere tutto quello che vuole portare con la sua musica. Nei minuti iniziali mi ha raccontato di non essere mai stata in Italia ed in tanti altri posti che non vede l’ora di scoprire nel prossimo tour, in partenza in primavera.
G: Da poco è stato pubblicato il nuovo singolo (e video) “Destiny Arrives”, terzo estratto del prossimo album. Come è stato accolto dai tuoi fan? Che tipo di riscontro hai ricevuto finora sui singoli già pubblicati?
S: Destiny Arrives è stato l’ultimo singolo prima dell’uscita dell’album, che sarà il 28 marzo, e sono davvero felice di questa canzone. Sento di averla tenuta nel cassetto per così tanto tempo. Destiny Arrives è il brano che, secondo me, è più collegato a The Turning Wheel, il mio ultimo album. Ha un po’ di quella stravaganza, dei synth avventurosi e delle qualità teatrali di The Turning Wheel. È stato il ponte che mi ha portato a scrivere i nuovi pezzi per Portrait of My Heart.
Ho avuto ottimi riscontri anche sugli altri singoli, come Portrait of My Heart e Alibi. I fan della mia musica hanno detto: “Non è quello che mi aspettavo, ma mi sta piacendo”.
E poi ci sono alcune persone che sono semplicemente felici di avere un brano come Destiny Arrives, per un senso di familiarità e sicurezza. Spero che questo li aiuti a capire che ho sperimentato con il mio suono. Ma se devo essere onesta, mi sento sempre in fase di sperimentazione, quindi per me non è stato un grande cambiamento di direzione.
G: Come è nato il sound di “Portrait Of My Heart”?
S: Questa volta ho voluto fare cose che prima non potevo fare. Ora suono con una band, non sono più sola, posso spingermi verso un sound più rock, più alternative rock, portando dentro molte delle influenze musicali della mia adolescenza. L’album si chiama Portrait of My Heart perché è davvero un ritratto intimo: se guardi il vinile, sul retro, ci sono pagine del mio diario, piccoli scarabocchi tratti dai miei quaderni nel corso del tempo.
Anche se ho trent’anni, sento di vivere una sorta di seconda adolescenza, in cui sto rivivendo molte emozioni della mia giovinezza e della musica che ascoltavo. Il soundtrack di quel periodo era molto alternative rock e grunge: Smashing Pumpkins, Blonde Redhead, persino System of a Down. Quella è stata la musica che per la prima volta mi ha reso politicamente consapevole da adolescente. Ho cercato di infondere tutto questo nei nuovi pezzi. E sì, come dicevo, penso che Destiny Arrives aiuterà a capire che ci sono tracce dell’album che conservano l’essenza di The Turning Wheel, ma anche brani che esplorano anche nuove dimensioni. È un’odissea musicale.
G: Sì, è vero. L’album ha tanti switch musicali interni. Si parte con i due singoli per poi avere una parte centrale che sembra quasi magica, eterea, lenta, e infine cambia ancora verso con brani più grunge e rock. Il finale inaspettato di Drain fino a Satisfaction con doppio pedale e chitarre metal, è ancora più “sporco” rispetto ai singoli. Come hai strutturato questo viaggio musicale?
S: Sì, esatto! Destiny Arrives è al centro dell’album, insieme a Mountain Analog, e questi due brani trattano molto il tema della magia e della curiosità, hanno un’atmosfera diversa, una sorta di luminosità particolare. Poi l’album riprende energia e si chiude con la cover dei My Bloody Valentine che è stato un modo per riportare tutto a un punto di partenza.
Quella cover quasi non riuscivo a inserirla nell’album, perché era difficile renderle giustizia. Quando fai una cover vuoi onorare il pezzo originale senza rovinarlo. “Sto facendo troppo? La sto sovraccaricando?”. Volevo davvero rispettare l’essenza del brano, perché non sembra nemmeno di ascoltare una canzone in modo tradizionale, è più come fluttuare dentro di essa. Volevo renderlo unico, ma senza snaturare quella sensazione astratta che ha il brano originale. My Bloody Valentine sono una band di riferimento per me.
G: A proposito di questo ho visto che hai condiviso una playlist sui social per raccontare ai tuoi fan gli ascolti durante la genesi di questo album. Ci sono ovviamente artisti come Placebo, Sonic Youth, Nine Inch Nails, Gwen Stefani, ma anche Shakira e Muse!
S: Oh mio Dio, amo Shakira! Penso che all’inizio della sua carriera avesse una presenza un po’ più dark, quasi goth. Indossava sempre il nero, ed è sempre stata una rockstar. La sua voce è così unica, con un contrasto che ti spiazza la prima volta che la senti. Credo di sentirmi vicina a lei per il modo in cui c’è questa sorta di giustapposizione nel suo stile, qualcosa che ti spiazza quando la ascolti per la prima volta. Sono sempre stata una grande fan di Shakira, e mi sembra – anche se non l’ho mai incontrata – una persona molto spirituale.
E Muse… li ho sempre adorati! Sono così esagerati con le melodie, ti entrano in testa e non escono più tipo un “earworm”.
È divertente, Anthony Fantano, ha recensito il mio ultimo singolo dicendo che potrebbe stare nella colonna sonora di Twilight, e io ho pensato: “Ma questo è un complimento!” Perché quella colonna sonora aveva Muse, Paramore… era pazzesca!
G: Sarà interessante vedere come porterai queste influenze in tour. A breve partirà una serie di date in tutto il mondo, come stai organizzando i live? Negli ultimi anni hai fatto festival, teatri, piccoli club… Qual è l’ambiente che si adatta meglio alla tua musica?
S: La doccia! Ha un’acustica perfetta! (ride)
Se potessi creare la venue dei miei sogni, sarebbe una foresta pluviale al chiuso, con una leggera pioggerellina e leggi della fisica infrante.
Ma in realtà preferisco i piccoli locali, dove posso vedere il pubblico e sentire la loro energia. Ho suonato in posti all’aperto davvero unici. Sai, c’è un posto davvero bello a San Francisco chiamato Stern Grove, è circondato da sequoie. È un palco bellissimo. Ho aperto per Cat Power lì, ed è stato un altro momento speciale. Era grande, c’erano molte persone, ma è stato molto intimo perché eravamo tutti circondati da questo stadio naturale di alberi.
G: Quindi, meglio concerti più piccoli,intimi, a contatto con la natura?
S: Sì, i concerti piccoli sono sempre la mia preferenza. La settimana scorsa sono andata a vedere i Ceremony lì, perché il mio amico Anthony suona in quella band. Eravamo sul balcone a guardare giù, ed è stato un posto bellissimo. Era il loro ventesimo anniversario, e hanno iniziato subito con la mia canzone preferita, e l’intero pubblico era entusiasta. Potevo vedere i volti di tutti e vedere tutti muoversi, è stato davvero dolce vedere l’impatto in un locale come quello. C’era anche una band italiana, i “Nuovo Testamento”! È stato proprio un bell’evento.
G: E per quanto riguarda il tour invece come sarà la trasposizione live di “Portrait Of My Heart”? Ho visto i video dei tuoi live negli anni e anche canzoni come “Boys at School” cambiano spesso come arrangiamento e come stile. Cosa stai studiando per questo nuovo tour?
S: Sto ancora decidendo quanto materiale vecchio portare nel tour. L’anno scorso abbiamo suonato un solo concerto, ed è stato il primo esperimento con le nuove canzoni.
Devo capire come legare insieme pezzi più vecchi con il sound più nuovo.
Abbiamo cambiato molte parti sostituendo il piano con la chitarra, in modo da poter suonare alcune delle nostre preferite in una versione diversa. E mi sono resa conto che ci sono molte cose che funzionano ancora molto bene, come con alcuni brani di A Pantheon of Me, o con una delle mie tracce preferite, Real Fun, me la sono anche tatuata!
Quella canzone ha sempre avuto questa sorta di doom metal, con un’influenza prog, ma è fatta con i synth e non con le chitarre, quindi ora possiamo farla crescere completamente con la band e darle una nuova veste.
Abbiamo anche una nuova compagna di band, si chiama Bella, suona in tante band punk di Oakland. Suonerà la chitarra e i fiati e mi aiuterà ad “alleggerirmi”.
G: Ho avuto la fortuna di sentire tutto l’album e sicuramente non rispetta le logiche del tempo attuale- nel senso più positivo del termine. Oggi l’industria musicale è molto influenzata dagli algoritmi e dai trend di TikTok, tu come ti approcci a questo? Pensi che anche il tuo modo di fare musica abbia subito delle variazioni?
S: Beh, credo che più sento la pressione che mi arriva addosso come artista, più voglio andare nella direzione opposta. Sento questa pressione di dover suonare brani “adattabili alle playlist”, che potrebbero entrare in quel modello. Io non ho mai avuto questo obiettivo, ho sempre creato la musica seguendo la mia esigenza, voglio fare quello che il suono mi dice di fare, voglio fare progetti creativi che sento davvero che onorino lo spirito della musica.
E anche con una traccia come Alibi, quando l’ho scritta per la prima volta, pensavo: “Questa è solo una canzone per me, solo per divertirmi, non la rilascerò nel mondo”. Quindi, in un certo senso, sto vivendo proprio quello che descrivi, più che mai, semplicemente notando e osservando questo clima, ma io voglio resistere a tutto ciò.
Penso che, mentre sto rilasciando questo album ora, sto già pensando a cosa verrà dopo, e voglio davvero andare avanti con questo, disintegrare le regole. Non voglio essere un artista che trova il successo seguendo lo standard del settore, giocando secondo le regole di quest’industria.
Preferisco andare avanti con le mie peculiarità, le cose che mi rendono unica, piuttosto che vederle calpestate via da me. Davvero, sono troppo grande per questo, ormai conosco il settore musicale e non posso, non posso avere la mia anima succhiata via così.
G: “I Don’t belong here” (“Non appartengo a questo mondo” citazione ritornello del singolo “Portrait Of My Heart”)?
S: Sì! Ti racconto un fatto divertente Quando ho fatto la sessione per KEXP, a Oakland, l’host ha menzionato i Radiohead, dicendo: “Oh, è un riferimento a Radiohead con ‘I don’t belong here’ e ‘Creep’?” E io ho risposto, “Oh, sì! Non era intenzionale, ma inconsciamente penso che certe cose accadano, e mi piace.”
G: Ok, non senti quindi di appartenere a questo mondo ma invece il rapporto con i fan tramite social come lo stai vivendo? Ho visto che organizzi un listening party, su Instagram hai un rapporto diretto abbastanza costante, mentre TikTok lo utilizzi poco, come ti trovi con questo nuovo approccio?
S: Non so ancora come pormi bene o come sfruttare al meglio la parte “buona” dei social. Mi mette un pò di ansia questa bolla social. Parlando anche con altri amici musicisti, sono sicura che può essere utilizzata meglio. Io non voglio perdere la sfera emotiva e spirituale, sono molto sensibile e mi piace evidenziare e riuscire a trasmettere sensazioni vere. Sono sicura che anche i social possano fornire una energia creativa positiva.
G: Parli spesso di spiritualità associata alla musica.
S: Spiritualità e musica sono spesso connesse e si influenzano a vicenda.
Per quanto riguarda Portrait of My Heart, devo dire che tutta la musica che ho creato prima di quell’album aveva un aspetto molto spirituale. Facevo molte ricerche, meditavo a lungo, avevo i miei rituali personali per entrare nel giusto stato mentale e creare la mia musica. Ma con Portrait of My Heart, è stato tutto più diretto, più immediato. Ho perso un po’ di vista quelle pratiche che facevano parte del mio processo creativo, semplicemente perché ero molto impegnata con la musica e con la vita in generale.
Ora che ho finito l’album, sento il bisogno di tornare a quelle pratiche che mi aiutavano a restare centrata e definivano il mio modo di creare. Devo assolutamente lavorarci su.
G: Un’ultima considerazione invece per il sistema musicale in generale. Se vediamo le classifiche attuali, nei primi posti, ci sono artiste come Billie Eillish, Lady Gaga. Le headliner dei principali festival sono Charli XCX, Sabrina Carpenter, Chappell Roan. È un cambiamento reale? Secondo te si è finalmente assottigliata la differenza di genere nella musica o ancora la strada è lunga?
S: Sì, finalmente vediamo artiste come Billie Eilish, Lady Gaga, Charli XCX dominare le classifiche, ed è bellissimo. Ma c’è ancora molto lavoro da fare per garantire equità e spazio a tutti i generi e alle diverse voci artistiche.
Vedere finalmente queste artiste ottenere il riconoscimento che meritano e vedere aumentare la rappresentanza femminile è davvero fantastico e finalmente il coronamento di un lungo processo lento. Tuttavia, c’è sempre da chiedersi cosa succede dietro le quinte. Speri che non sia solo una tendenza passeggera, ma che ci sia un reale cambiamento nel settore. Ad esempio, queste artiste stanno davvero ottenendo il riconoscimento e il compenso che meritano? Oppure si tratta solo di un’immagine di facciata che l’industria musicale sfrutta per mostrarsi più inclusiva? C’è ancora molto lavoro da fare e molte questioni da approfondire per garantire che questo cambiamento sia autentico e duraturo.
Chappell Roan, per esempio, usa il palco per esprimere le sue opinioni e sostenere certe cause. Ovviamente, ogni volta che un’artista lo fa, scatena una serie di critiche. Ma ho notato che le donne che prendono posizione pubblicamente ricevono molte più critiche rispetto agli uomini. Se un artista dice la sua su questioni politiche o sociali, spesso viene accettato senza troppe polemiche mentre, se lo fa una donna, viene giudicata in modo molto più severo. È un problema evidente, ed è parte di quelle dinamiche di cui dobbiamo continuare a parlare.
Trovo incredibile che lei si esponga così tanto, perché non era obbligata a farlo. Nessuno è obbligato a esporsi per difendere i diritti degli altri, ma quando qualcuno lo fa, è davvero ammirevole. Il discorso di Chappel Roan è una realtà concreta e spesso ignorata, perché altrimenti si continua a diffondere l’idea che per seguire il proprio sogno sia normale soffrire, sacrificarsi e vivere in difficoltà economiche. Ma non dovrebbe essere così.
Questa ultima domanda chiude la conversazione con una Spellling. L’album uscirà questo venerdì e consiglio vivamente l’ascolto perché, come ha detto lei, è un’odissea musicale capace di soddisfare gusti diversi.
(Giuseppe Gualtieri)
foto in home di Stephanie Pia
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