Il nuovo album di Bon Iver si intitola SABLE, fABLE e uscirà per Jagjaguwar il prossimo 11 aprile. Si tratta del primo LP da i,i del 2019 e segue l’EP pubblicato lo scorso anno SABLE. Le composizioni contenute in SABLE sono, non a caso, anche le prime quattro canzoni presenti nella tracklist del nuovo disco.
A collaborare con Justin Vernon nel disco ci sono Dijon, Flock of Dimes e Danielle Haim. Il singolo “Everything Is Peaceful Love” esce oggi accompagnato da un video girato da John Wilson.
SABLE
01 … 02 Things Behind Things Behind Things 03 S P E Y S I D E 04 Awards Season
fABLE
01 Short Story 02 Everything Is Peaceful Love 03 Walk Home 04 Day One [con Dijon e Flock of Dimes] 05 From 06 I’ll Be There 07 If Only I Could Wait [con Danielle Haim] 08 There’s a Rhythmn 09 Au Revoir
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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