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Menomena: “Mines”, tra sogno e psichedelia
Avete presente le scatoline di metallo nelle quali gli acchiappa fantasmi intrappolavano entità soprannaturali deviandole con i flussi fluorescenti? Ecco, quelle scatole devono essere servite anche agli americani Menomena per fare in modo di non disperdere nell’atmosfera tutta la creatività del precedente ed acclamato “Friends and Foe”, disco datato 2007 ed opera di pop alto e contaminato, capace di stupire grazie alla duttilità di stili ed influenze. Un album che aveva lasciato nell’aria ectoplasmi che avevano la forma dei TV On The Radio e la sostanza dei Morphine.
Un viaggio sonoro
Incanalata l’energia nelle scatole, il nuovo lavoro “Mines” (il quarto per la precisione) è pronto a ripartire proprio da quel capolavoro. E difatti tutto è più contenuto, più sobrio, ma non per questo meno affascinate.
Il trio dell’ Oregon (Portland) intrappola, in meno di un ora, 11 canzoni che fluttuano oniriche e altalenanti, fra echi di brit pop sognante dell’era Blur di “Think Tank”, psichedelia a metà fra cielo e terra che i maestri Flaming Lips hanno reso accessibile a tutti e sprazzi di Radiohead alle prese con un sax che impartisce ritmo, rilegandosi fra melodie oblique e sfuggenti.
Per ascoltatori curiosi
Ma è riduttivo classificare “Miles” un prodotto derivativo nonostante peschi ispirazione dai grossi giganti della musica indipendente. “Miles” è anche un disco che passeggia da solo, ha fervore e brilla di luce propria grazie a intuizioni non comuni e grazie alla maestria con il quale è suonato. C’è innanzitutto l’intreccio vocale fra i tre polistrumentisti Danny Seim, Justin Harris e Brent Knopf che si alternano agli strumenti, c’è una qualità alta di scrittura e nulla si perde nonostante la voglia di aggiungere e sperimentare, ma c’è soprattutto un filo conduttore che rende l’ascolto davvero omogeneo. Dalla ballata iniziale “Queen Black Acid”, alla chiusura pianistica della meravigliosa “Intil”, passando per il soul in levare di “Sleeping Beauty” fino alle nervature free jazz di “Taos”, tutto non fa che confermare la grandezza di questo gruppo ancora poco noto. Aprite quindi le scatolette e fate fuoriuscire la magia. Avrete la casa infestata da fantasmi che sanno indubbiamente suonare grande musica.
(Nicola Guerra)
20 settembre 2010

