JANELLE MONÁE, “The ArchAndroid” (Bad Boy, 2010)

janelle monae archandroid coverA volte più è piccola la persona, più è grande l’ambizione. Ma non parliamo di SB, bensì di JM. Che sta per Janelle Monàe, nuova stella, minuscola ma lucentissima, del pop mondAdd an Imageiale, della cui promozione si è preso carico Puff Daddy, dopo aver rovinato in un colpo solo la nostra adolescenza e il ricordo che avevamo dei Police. Stavolta però forse dovremmo ringraziarlo. Valga per convincervi la partecipazione della Nostra, a metà tra James Brown e le Piccole Canaglie, al David Letterman Show per una versione infuocata del singolo dell’album, “Tightrope”.

Purtroppo ci vorrà un po’ prima di godercela su un palco nostrano, dato che accompagnerà la Divina Badu solo negli States e non nella prossima apparizione romana.

Abbiamo iniziato parlando di ambizione. Il successo, sicuro, e speriamo che arrivi perché meritato. Ma anche la sintesi di cinquant’anni di sapienza pop mondiale, con hip-hop, dance, r’n’b che si contaminano con la psichedelia hendrixiana virata-Prince (“Mushroom & Roses”), gli anni ’60 spectoriani (“Sir Greendown”), l’afro-beat e il funky (il suddetto singolo), il rock’a’billy e molto altro.

La preziosità del disco, oltre che nella camaleontica interprete, risiede nella piccola serie di cortocircuiti imprevedibili, come la cantilena di “Oh, Maker”, che avrebbe potuto trovare ospitalità tanto in “The Queen is Dead” quanto in “The Miseducation of Lauryn Hill”, mentre la cadenza folk ancestrale di “57821” ha il retrogusto antico delle ultime uscite classiche di Sting. Ma a parte punti di contatto tanto improbabili quanto concreti, il nocciolo della questione è una serie convincente e a tratti sorprendente di canzoni tra Outkast e il soul pop da classifica, arrangiato sempre in maniera diversa e interpretato da una voce meno potente di altre, ma con una personalità fortissima. Se infatti le reginette della passata stagione del new-soul sono ormai (quasi tutte) bollite o perse, Janelle può tranquillamente sostituircele tutte in una volta con molto più coraggio e freschezza.

E il bello è che lo fa con un disco da classifica dal gusto tale da avere diritto di cittadinanza sui nostri scaffali snob da indie-rockettari anemici.

Personalmente, la voglio nel prossimo disco dei Tv On The Radio.

(Lorenzo Centini)

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