ERYKAH BADU, New Amerykah Part Two (Return of the Ankh) (Motown, 2010)

E torniamo a parlare della Dea. Il Bardelli m’ha appioppato la recensione, ma ha fatto un grave errore di valutazione. L’errore sta nel fatto che io adoro Erykah come a catechismo mi insegnavano a fare per qualcun altro.

Cercherò comunque nelle prossime righe di non fare la figura di un Bondi fulminato sulla via di Arcore che confonde una bandana con la Sindone. E comincio quindi con un’ammissione: gli ultimi due dischi da Lei generati non erano certo imprescindibili e piuttosto lontani dall’intimità calda di un “Baduizm” e dall’ardore battagliero di un “Mama’s Gun”.

Ma vi sfido ad ascoltare il singolo “Window Seat” riuscendo a contenere la gioia deliziosa che infonde. Ok, molti di noi, come il Bardelli e anche il sottoscritto, non lo nego, stiamo pensando ora anche allo “scandaloso” video correlato (youtube). Con la notizia del rischio di arresto (un’altra divinità con problemi con la legge, e non mi riferisco alla Bandana suddetta, che divinità non è e i problemi sa risolverseli benissimo senza invocare il perdono per i giudici che sanno quello che fanno) infangata nelle news dei portali web dall’accostamento con la fuoriuscita di qualcuno dall’Isola dei Famosi o con il flirt di questa o quella celebrità. Scusate, lo showbiz che ci assedia vi ha mai regalato qualcosa di più delizioso del sorriso di Iside alla fine del video di Erykah? Altro che pruriti, leggi o gossip.

Va bene, Lorenzo, ma non sarebbe ora di parlare del disco? Avete ragione, scusate. Beh, dai sapete cosa aspettarvi, r’n’b sinuoso, elegante e sensuale, suonato in maniera divina, richiami e omaggi alla Storia della Black Music. Stavolta tornano pure le canzoni-killer, però, come il singolo suddetto, come “Gone Baby, Don’t Be Long” e “Turn Me Away (Get Munny)”. Altrove qualche esercizio di stile (o forse è meglio dire di Stile) diluisce la sostanza, ma sarebbe un delitto lamentarsene se poi nel finale la Dea si siede sul pianoforte e su una successione di temi jazzati dà forma a un ventaglio di sensazioni stupende.

Se il recensore, però, oltre che fumoso mistificatore, deve essere anche cinico burocrate, allora vi dico che in una scala da uno a dieci un disco del genere prenderebbe un sette dal sottoscritto, solo perché Lei può ancora fare di meglio. Ma teniamo sempre presente che è in gara solo con se stessa, dato che attorno non c’è nulla che possa rivaleggiare.

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