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È stata una delle band più bloggate di quest’estate, perché il sound dei Chariots Of Tuna è – senza ombra di dubbio – solare, twee e molto frivolo. Molto bene: la frivolezza non è in sé una caratteristica positiva, ma a volte viene quasi da invidiare chi la possiede con nonchalance. I Chariots Of Tuna sono ancora nel sottobosco avendo unicamente prodotto un EP (“Fondness Makes the Heart Grow Distant”) e racimolato poche date (se si guarda il loro Myspace ce ne sono solo cinque da qui a gennaio…), ma sono anche in quella bella fase speranzosa in cui possono esplodere a livello mondiale: tutto sembrerebbe, fino ad ora, andare per il verso giusto. Ai blog musicali americani infatti è piaciuto molto il loro pop estremamente melodico, che occhieggia agli Anni Sessanta ma anche agli Housemartins. Loro si dicono amatori dei Beach Boys, degli Shins, Decemberists e Beck, e – sì – come riferimenti ci siamo. Soprattutto ascoltarsi “Air” sul Myspace se non è Beach Boys!
Il progetto Chariots of Tuna non è, per la verità, propriamente nuovo: nel 1999, in Sacramento, Ben Morss registrò dei pezzi con il nome di “Chariots of Tuna” per delle compilation indie-pop come “Made It out of Clay” (Little Shirley Beans Records) e “Candycore!” (Asaurus Records). Poi si trasferì a New York e il progetto si fermò.
L’anno scorso Ben ha trovato, a Brooklyn, gli altri compagni di viaggio giusti (Dan Davine, Shawn Setaro, and Rus Wimbish) e riutilizzato dunque il nome. Per fortuna. Speriamo solo che:
a) adesso i Chariots Of Tuna non si fermino per altri nove anni;
b) che trovino qualche etichetta, tipo la Slumberland Records, che dia loro fiducia.
MP3: Chariots Of Tuna – “War Hero”
(Paolo Bardelli)

