[ di Francesco Giordani ] La band di Stephen Merritt torna alla Merge e riscopre l’amore, a tratti fulminante, per i sintetizzatori. Bubblegum-pop in abiti low-fi, studiatamente lisi e sdruciti, che brillano di luce sgranata.
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Il capo del progetto è sempre Roddy Bottum, ma qui non c’è nulla dei Faith No More. Semmai indie rock dalle forti influenze pop, tra The New Pornographers e Weezer in botta da fioritura primaverile. (foto di Marina Chavez)
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[ di Francesco Giordani ] Un piccolo gioiellino folk-pop da non lasciarsi scappare. Un delicatissimo intreccio di suggestioni e immagini sonore tra twee e intarsi tropicali.
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[ di Paolo Bardelli ] C’è sempre bisogno, ogni tanto, di melodie che stanno tra lo zuccheroso e l’incazzoso. Elezione d’ufficio a personale colonna sonora di primavera 2011.
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[ di Lorenzo Centini ] Non so voi, ma io ho spessissimo bisogno di sentire canzoni, semplici canzoni, nessuna novità sensazionale che dura un quarto d’ora al più.
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[ di Max Sannella ] Con questo disco il cantautore di Vancouver si tuffa a corpo morto nel centro degli anni ’80, nel focus poco più che tiepido di quello “speech individualistico e confidenziale” che lascia infiniti dubbi. Rivogliamo i The New Pornographers!
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[ di Nicola Guerra ] Tornano i Superchunk, e partoriscono un disco eccezionale, figlio del tempo che fu, eppure talmente attuale che le nostre orecchie stentano a crederci.
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Esce nel 2010 “Work”, il terzo album degli Shout Out Louds, dopo che i primi due hanno provveduto a spianare la strada e a fornire una buona reputazione e fama dalla critica. Ormai non ci si deve più stupire di questo gruppo: il loro esame di maturità è stato già superato con successo. Stesso discorso…
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Metti su “Before Destruction” con quelle chitarre stoppate quanto le ritmiche spezzate, gli echi che ronzano attorno a una di quelle voci graffiano a primo ascolto, il “rumore” dei silenzi e avverti ancora la polvere di un garage. Negli States c’era il garage-rock. Questa forse è già un’altra epoca, anche se non è passato chissà…
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“I licenziati trovino qualcosa da fare”, “Gli italiani devono lavorare di più” e così via. Ogni giorno quello che si è fatto immortalare con il berretto da Macchinista della Freccia Rossa ne dice una più bella dell’altra. Ottimismo spiccio, ad etti, come quando si va dal salumiere che te poi se ce n’è un’etto e…
