[ di Piero Merola ] Nel vol. 15 della rubrica sulla musica svedese: I Break Horses, Veronica Maggio, Stars In Coma, Gulo, Penny Century, The Tallest Man On Earth
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[ di Francesco Giordani ] Le canzoni di “It’s All True” brillano per il loro opaco qualunquismo estetico, anodine e sbiancate come pezzi di mobilia plasticosa a buon mercato.
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[ di Paolo Bardelli ] Josh T. Pearson che inculca il rispetto silenzioso del pubblico, e Joanna Newsom che offre un concerto frustrante e soddisfacente al tempo stesso.
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[ di Stefano Solaro ] Le poliritmiche aggrovigliate ed i tecnicismi quasi ostentati di No Color si sposano magicamente con un’immediatezza sonora in grado di strappare un malinconico sorriso non appena la musica fa la sua comparsa in cuffia.
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[ di Piero Merola ] Washed Out mette su famiglia, dà la definitiva sferzata qualitativa alla chill-wave e fa scivolare l’ascolto in un’altra odissea psico-balneare.
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[ di Marcello Russo ]
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[ di Antonio Giovinazzo ] Come dei Suicide presi male più del dovuto eccitati da dosi Neu! non meglio precisate, il tutto in grandiosa ipotesi space-funk con le budella ancora sparse per la strada.
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[ di Lorenzo Centini ] Un’aria da aspiranti maledetti, riferimenti alle rune, punk rock umido e caotico come quello che hanno provato a capitalizzare poco fa i Male Bonding o i dimenticati The Others, e gli Iceage in fondo non vanno molto più in là.
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[ di Nicola Guerra ] “Mass Dream” è un disco urticante, pervaso da scosse elettriche e gotico allo stesso tempo.
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[ di Francesco Melis ] A parte qualche pecca organizzativa e un caldo infernale il bilancio del Dcode Festival a Madrid è abbastanza positivo. Anche se rimane il dubbio che si possa definire in tutto e per tutto un festival.
