• JURASSIC 5, Quality Control (Interscope Records / Universal Music Company, 2000)

    Si chiamano Jurassic 5 ma sono in sei, vengono da Los Angeles ma rappano come si fa a New York. Strano eh. In più fanno del rap innovativo, diciamo underground, come non lo si fa a Los Angeles né a New York. A volerli collocare da qualche parte, possiamo dire che sono amici della Bay…

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  • ELIO E LE STORIE TESE, Elio samaga hukapan karyana turu (Psycho, 1989)

    Parlare del più geniale, intelligente ed irriverente gruppo italiano si rischia di farsi “sphalmare la merda in faccia” dagli stessi, nel caso si imbattessero in queste righe. Comunque, stiamo al gioco. L’esordio degli Elii è quanto di più spiazzante possa esserci nello stagnante e decrepito panorama dello Stivale. Nobili discendenti della grandiosa tradizione cabarettistica-canzonettistica milanese…

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  • WYCLEF JEAN, The Ecleftic (Columbia Sony Music Entertainment Inc., 2000)

    E due. Il secondo album di Wyclef solista, e il primo senza i Fugees. Prima di questo, “The Carnival” era stato un album stupefacente. All’anima africana e americana sostituiva quella caraibica. Perché Wyclef è haitiano, e perché il confronto con l’America per la più parte dei rapper è segnato dalla devozione per le roots. L’Africa…

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  • WYCLEF JEAN (featuring Refugee Allstars), The Carnival (Columbia / Ruff House Records, 1997)

    Wyclef, anche se magari non lo sapete, lo conoscete di certo. E’ uno dei Fugees, quelli di “The Score”, l’album hip hop più venduto di sempre (Eminem permettendo). Ora che l’esperienza con Lauryn Hill e Pras è finita, restano i Refugee Allstars. Loro tre e qualcunaltro meno noto, a dedicarsi alla propria carriera solista. Diciamo…

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  • SANTANA, Supernatural (BMG, 1999)

    Carlos Santana, da quanti anni è sulla cresta dell’onda quest’omino qui? Ormai ha alle spalle una certa discografia, ha scritto pezzi molto diversi, con un sound che nasce dal sincretismo di generi ancor più lontani, è riuscito ad adeguarsi agli stili dei vari periodi pur rimanendo sempre se stesso. Sembra che ‘sta magia da Fenice…

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  • SANTANA, Abraxas (Columbia, 1970)

    Secondo album del grande chitarrista messicano Carlos Santana e della band che da lui prese il nome. Gregg Rolie alle tastiere e voce principale, David Brown al basso, Michael Shrieve alla batteria, Mike Carabello e Josè Areas alle percussioni: questi i musicisti che hanno contribuito alla nascita di questo capolavoro. Si accetti o meno la…

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  • THE JAM, All Mod Cons (Polydor, 1978)

    Dopo il parziale insuccesso del precedente “This is the modern world”, effettivamente il punto più basso della parabola Jam, il gruppo di Paul Weller trova pronto riscatto con “All mod cons”, album che segna la loro rinascita artistica, cavalcando il revival mod al suo apice in quel periodo e mostrando una certa disillusione per il…

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  • VELVET UNDERGROUND, Velvet Underground & Nico (Polydor, 1967)

    Nel marzo 1967 pochi si accorsero dell’uscita dell’album d’esordio di una band destinata a influenzare buona parte della musica contemporanea sia da un punto di vista strettamente musicale sia per l’aspetto più propriamente culturale e di costume che sempre contraddistinguerà il gruppo. Un disco che fotografa nitidamente un momento di creatività esaltante come quello della…

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  • RADIOHEAD, “OK Computer” (EMI, 1997)

    RADIOHEAD, “OK Computer” (EMI, 1997)

    Dopo tre lunghi anni di attesa dal celebrato “The Bends”, la band di Oxford si riaffaccia sul proscenio con un album mozzafiato e definitivo, straordinaria conferma della personalità genialoide del leader Yorke ed inquietante baluardo per le prossime future opere del gruppo, il quale è ormai proprietario di uno stile incomparabilmente unico e pericolosamente limitativo.…

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  • LA COMITIVA, Medicina buona (Nonsense/41 Edizioni Musicali/Virgin, 1999)

    La Comitiva poteva fare un album di buona musica moderna, come si usa oggi, tra melodia e elettronica. Invece ha fatto un album hip hop, magari un po’ sperimentale, d’accordo, ma nulla di allarmante. “Medicina buona” viene fuori mentre, tra dub e hip hop, l’Italia ha dato albergo a ottime idee, originali, non inquadrabili. I…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010