• GEORGE HARRISON, Wonderwall Music (EMI, 1968)

    Il primo disco solista del chitarrista dei Beatles è la colonna sonora, pressoché interamente strumentale, per un film, “Wonderwall” appunto, di non molte virtù e corrispondente successo. Il ’68 è l’anno della spedizione in India del quartetto di Liverpool e Harrison si dimostra il più contagiato dalle sonorità e in generale dalla musica di quel…

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  • HEVIA, No Man’s Land (EMI, 1999)

    La cornamusa è certo strumento legato alla tradizione musicale scozzese, ma non solo: lo è anche, per esempio, delle Asturie spagnole, come ci insegna questo disco. L’autore è José Angel Hevia, asturiano naturalmente. Autentico virtuoso di cornamusa progetta e addirittura costruisce personalmente i suoi strumenti. Per questo suo primo lavoro discografico ha creato una cornamusa…

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  • BARENAKED LADIES, Maroon (Wea/Warner Brothers, 2000)

    “Maroon”: ovvero, meno umorismo e più consapevolezza. Accostandoci al nuovo lavoro dei Barenaked Ladies è inevitabile rivolgere per un momento lo sguardo al loro penultimo album “Stunt”, che li ha consacrati come una delle realtà musicali più interessanti degli ultimi anni. Accanto alla giusta soddisfazione per i meriti riconosciuti (soprattutto negli Stati Uniti), si annidava…

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  • BLUR, Blur: The Best Of (Special edition double CD, EMI, 2000)

    Pur ammettendo la mia idiosincrasia verso le antologie (lasciano sempre fuori qualche traccia importante e sanno di celebrazione o di addio), non posso esimermi di segnalare la prima raccolta dei Blur. Pensandoci bene, sono passati già dieci anni dai loro esordi: sono ormai un gruppo storico! Immagino la faccia disgustata di Damon Albarn, nel caso…

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  • THELONIOUS MONK, Brilliant Corners (Riverside Records, 1956)

    In questo album, registrato nel 1956, la musica di Monk trova una via espressiva nuova ed intensa, attraverso la composizione per cinque strumenti: dopo avere rinnovato gli standard della musica jazz, Monk si confronta con le sue composizioni originali, e lo fa attraverso gli strumenti e le anime di musicisti d’eccezione. Il gruppo è infatti…

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  • DR. DRE, The Chronic (Death Row, 1992)

    Dr Dre a sedici anni era già famoso per il suo show in una radio di Compton. Oddio, era famoso a Compton, almeno. Appena passati i venti va a produrre per gli NWA, e diventa storia, a Los Angeles. Con gli NWA diventa bravo abbastanza da far arrabbiare tutta una comunità, tutti i newyorkesi che…

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  • DR. DRE, 2001 (Aftermath / Interscope, 1999)

    Come dicono gli americani, Dr.Dre is back on map. “Chronic 2001”, pensate, è solo il secondo album solista, e “Chronic” risale addirittura a quattro anni fa (errata: otto anni fa, n.d.r.). Eppure il buon dottore è considerato il più grande di sempre, o uno dei tre o quattro più grandi, nell’hip hop. La ragione è…

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  • PEARL JAM, Vs. (Epic, 1993)

    Tra gli album che hanno fatto gli anni novanta, “Vs.” dei Pearl Jam è da considerarsi nella stretta cerchia delle perle assolute assieme ad altre del calibro di “Superunknown” dei Soundgarden, “Mellon Collie and the Infinite Sadness” dei Pumpkins e all’omonimo del 1995 degli Alice in Chains. “Vs.” si fa notare subito per la potenza.…

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  • GOMEZ, Abandoned Shopping Trolley Hotline (Virgin, 2000)

    Pare inarrestabile la moda discografica di pubblicare periodicamente gli “avanzi” di artisti più o meno famosi; quasi sempre queste mosse apparentemente di natura squisitamente commerciale vengono premiate da un pubblico affamato, disposto a raccogliere i bocconi cascanti da tavole non sempre particolarmente imbandite. Fortunatamente questo non è il caso dei Gomez. “Abandoned Shopping Trolley Hotline”…

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  • BADLY DRAWN BOY, The Hour Of Bewilderbeast (XL Recordings, 2000)

    Con questo disco d’esordio Badly Drawn Boy, ossia Damon Gough, si è guadagnato il Mercury Prize per il disco inglese dell’anno prevalendo su gente come Coldplay e Richard Ashcroft e conquistandosi l’appellativo di Beck inglese. Tralasciando paragoni che possono essere giustificati forse sul piano dell’attitudine ma non certo della musica, è bello scoprire un altro…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010