Share This Article
Marissa Nadler at 7th St Entry (Apr 7, 2026), St. Paul, Minnesota
Qui a St. Paul le ultime settimane sono state piuttosto intense, tra No Kings e tutto il carico di eventi musicali collegati, il kickoff del Minnesota Music Month e un doppio concerto di Lady Gaga in programma più avanti in settimana. In mezzo a tutto questo, concedersi un tranquillo martedì sera è stato decisamente piacevole. Al Turf Club l’atmosfera è rimasta su toni raccolti, con Marissa Nadler a portare sul palco un sound più intimo e contemplativo.
Ad aprire la serata è stato Anand Wilder, cantautore con alle spalle diversi album solisti, tra cui il recente Psychic Lessons del 2025. In precedenza è stato uno dei membri fondatori degli Yeasayer, band neo‑psych e indie rock attiva per oltre dodici anni prima dello scioglimento nel 2019. Il lavoro solista di Wilder prosegue su coordinate di pop psichedelico, con una dichiarata inclinazione verso una visione cinematografica. Presentatosi in formazione duo, entrambi alla voce e alla chitarra (anche se il partner di Wilder, purtroppo, aveva un gesso al piede che si è tolto solo per il set), Appointment in Samarrah ha funzionato perfettamente grazie all’intreccio di due acustiche e armonie vocali. Il timbro di Wilder richiamava chiaramente il baroque pop anni Sessanta, mentre Selkie Bride dava l’impressione che sul palco stesse accadendo molto più di quanto il semplice numero di musicisti lasciasse supporre. Wilder ha giocato con grande controllo sulla distanza dal microfono per modulare la voce e ha anche usato la chitarra come strumento percussivo nell’introduzione del brano successivo.
All’interno di questo chamber pop acustico non è mancata una vena di satira pungente, che ho apprezzato moltissimo. Qualche battuta ha alleggerito l’atmosfera, come quando Wilder ha raccontato che il suo compagno di band non credeva che il Minnesota fosse stato l’unico Stato a non votare Reagan, strappando un caloroso applauso. Give Us a Wink era ricchissima di armonie vocali e ha confermato quanto Wilder stesse centrando in pieno il set. Ha poi spiegato che i brani provenivano dal nuovo disco, presentando anche il compagno di palco come produttore dell’album, Jachary (alias Zachary Levine‑Caleb). Tornando al lavoro precedente, Fever Seizure è partita con qualche problema di feedback piuttosto aggressivo (“finalmente un po’ di volume”), prima di lasciare spazio a uno dei migliori dialoghi chitarristici della serata. Le armonie di Fancourt sottolineavano con efficacia le parti vocali principali di Wilder. Verso la conclusione, Molly’s Song ha regalato un altro momento di grande bellezza grazie all’intreccio delle chitarre, mentre Wilder aveva ormai lasciato un’impressione profonda sul pubblico. Bog People è stata una chiusura perfetta: Wilder ha messo da parte la chitarra, salvo poi estrarre con discrezione un’armonica a metà brano.

Marissa Nadler è salita sul palco come duo (voce/chitarra, chitarra e cori). Attiva praticamente per tutta la durata del XXI secolo, come cantautrice ha attraversato numerosi generi, muovendosi tra folk americano e dream pop; la definizione di dream folk le calza probabilmente a pennello. La sua discografia è ampia, tra produzioni in studio e uscite indipendenti, con New Radiations, pubblicato nell’agosto 2025, come ultimo album ufficiale. L’apertura con It Hits Harder è stata quasi la quintessenza del dream pop, con una chitarra dal suono oscuro e ricco a rendere il brano quasi operistico. Le luci rosse soffuse hanno contribuito a creare un’atmosfera ben definita, perfettamente in sintonia con la musica eterea.

Il rapporto sul palco era diverso rispetto all’opening act, con Nadler in una posizione più centrale che valorizzava il suo registro da soprano basso. Passando dall’elettrica all’acustica, Dead City Emily si è aperta con una lunga intro di chitarra prima che entrassero quelle voci fumose e leggermente sussurrate. Ringraziando il pubblico (“di martedì sera!”), Nadler ha spiegato di alternare brani più datati a quelli del nuovo disco, una scelta sempre apprezzabile. You Called Her Camilla si è mossa su coordinate più apertamente Americana, confermando la sua capacità di spingere e rimescolare i confini di genere. All Out of Catastrophes è un brano di disarmante lucidità per i tempi che stiamo vivendo, e Nadler ha proseguito con naturalezza nell’equilibrio tra Americana e dream pop. New Radiations, title track dell’ultimo lavoro, ha mantenuto intatta la coerenza atmosferica del set. Smoke Screen Selene, verso il finale, le ha permesso di brillare grazie a un’interpretazione vocale particolarmente intensa. L’ultimo brano, Your Heart Is a Twisted Vine, si è aperto con un’introduzione chitarristica dal sapore messicano, per poi confluire in una chiusura più chiaramente Americana. Marissa Nadler ha ringraziato sommessamente il pubblico e ha lasciato il palco, chiudendo una serata tutta immersa in un pop americano sognante.
( Thaddeus-WHM)


Il presente articolo è stato pubblicato originariamente su WeHeartMusic: le ragioni della collaborazione tra Kalporz e WeHeartMusic le puoi leggere qui.

