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Caroline. 28 marzo 2026, Circolo Arci Bellezza, Milano
Riguardo a questo concerto non sapevo davvero cosa aspettarmi.
L’idea di un gruppo che si definisce “otto persone che suonano senza metrica” lasciava aperte tutte le possibilità, soprattutto dopo due album così sfuggenti e difficili da incasellare ma pieni di emozioni. Sono arrivato pronto ad accogliere qualsiasi direzione avrebbe preso il concerto. Ed è stata la scelta giusta.
Sul palco sono in otto, disposti in una sorta di semicerchio e non c’è un centro fisso, non c’è un vero leader: la musica si costruisce e si disgrega continuamente tra loro, come in una conversazione tra persone.

U R UR ONLY ACHING e Dark Blue sono piene di chitarre che si rincorrono, voci che si sovrappongono senza mai cercare una forma, quando arriva When I Get Home, minimalista ma piena di tanto: ogni suono è sospeso, fragile ma preciso e il silenzio diventa parte integrante del brano.
Il passaggio a Tell Me I Never Knew That e poi a Beautiful Ending colpiscono in profondità, anche fisicamente per quanto possibile e non “l’esplosione”, ma una pressione che si accumula.
Poi con Skydiving Onto the Library Roof e Two Riders Down, imprevedibili, i musicisti sembrano a disallineati ma poi improvvisamente sono nello stesso punto ed è un continuo oscillare tra controllo e perdita(apparente) di direzione.
Quando introducono la Coldplay cover, spiegando che è stata registrata in due stanze diverse, ci si trova davanti ad un esperimento forse sulla percezione, sull’abbandono e di quanto può essere semplice e lineare gestirlo.
Il finale con Good Morning (Red) e Total Euphoria lascia aperta una sensazione: quella di aver assistito a qualcosa di instabile, in cui la complessità non è mai fine a sé stessa, ma un modo per restituire la realtà emotiva nella sua forma più autentica.

