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Il folk revival che attraversa i secoli
Canzoni revivaliste che attraversano secoli, capaci di raccontare tanto le ingiustizie, le fatiche e le rovina dell’Inghilterra dal XVI al XIX secolo quanto le sofferenze della società contemporanea, sono il cuore del nuovo, e di ritorno, songbook di John Johanna. L’autore, in realtà il nom de guerre di Ben MacDiarmid, figlio della natura del Norfolk, non viene mai nominato direttamente, se non nelle note traccia per traccia. Politicamente e socialmente, Johanna si sente vicino al Distributismo: un compromesso filosofico tra il Capitalismo spensierato e il Socialismo radicale, che sostiene la diffusione della proprietà dei beni produttivi piuttosto che la loro concentrazione, favorendo piccoli artigiani, cooperative e organizzazioni mutualistiche rispetto a grandi monopoli statali o privati. Tra i più celebri sostenitori di questa visione c’era G.K. Chesterton, le cui opere evocano un’Inghilterra poetica e vibrante, sospesa tra spiritualismo caotico e misticismo quotidiano. È proprio questo immaginario, unito a una sorta di viaggio psicogeografico attraverso le epoche, a dare vita a un suono dylaniano, con armonica e richiami skiffle, nella traccia “The Rolling English Road”. Qui si respira un’Inghilterra antica e ubriaca, fatta di sagrestani, possidenti, lavoratori stradali ubriachi, deviazioni fuori dai percorsi battuti verso luoghi storici, battaglie e cittadine, con riferimenti a Romani e Napoleone, che viene reinterpretata e rianimata dalla tradizione folk.
Dal gospel-blues al folk-rock poetico
Johanna trova una via di mezzo, allontanandosi – solo in parte – dalle sonorità gospel-blues-raga che ricordavano i Testament dei Radio Clash, per abbracciare un folk-rock acustico e poetico. New Moon Pangs, intriso di emozioni dolorose, è il suo “primo album in studio completamente sviluppato” in questo stile, registrato con James Howard al basso elettrico, Ursula Russell alla batteria e Kristian Craig Robinson come produttore e “chancer on silver spoons”. Registrato in due giorni al Total Refreshment Centre di Londra e completato nello studio casalingo IMZIM nel Norfolk, l’album è allo stesso tempo una ventata di aria fresca e un ponte tra la collaborazione elettrificata spirituale con Sefo Kanuteh e l’album Seven Metal Mountains (uno dei nostri album dell’anno 2019).
L’influenza di inni e salmi è ancora presente: Johanna cita quasi letteralmente Samuel Medley, ministro battista e autore di inni del XVIII secolo, e reinterpreta il linguaggio della fede in canzoni dedicate alla natura scozzese. Nel 2021, la fuga della famiglia di Johanna dalla pandemia verso le Ebridi Esterne e l’Isola di Lewis, con vista dalle alture di Gallan Head sulle isole Seven Hunters (Flannan Isles), diventa fonte di rinascita creativa e conferma il suo legame con la vita rurale, lontano dalla città, in perfetta sintonia con il poeta laureato John Masefield e il suo celebre “London Town”.
Influenze globali e folk-rock anni ’70
Nonostante il quadro profondamente inglese, le influenze si estendono agli Spirituals del Sud degli Stati Uniti, alla nascente industrializzazione americana e alla musica del Cile, con un omaggio alla celebre Violeta Parra. Il brano “Fire” denuncia i magnati avidi e i “dominatori del mondo” con uno stile dylaniano e urgente, ispirato anche dalla figura di William “Devil Bill” Rockefeller Sr., patriarca della Standard Oil. “A Dream of Violeta Parra” rende omaggio alla progenitrice della Nueva canción Chilena, intrecciando fiori e fango, terra ed etereo, in una nuova ode in stile Dylan.
Altre tracce sono ispirate a delizie etnomusicologiche, come il contadino-cantante del Norfolk (“Adieu to Old England”), una ballata carceraria dei tempi in cui il porridge era punizione, un viaggio sotto la neve dopo un concerto dei Chubby and the Gang (“Justine”), e un broadsheet anonimo del periodo giacobino/stuardo che, pur storico, sembra scritto per le disuguaglianze attuali (“The Poor Man Pays For All”).
Musicalmente l’album è melodioso, caldo e avvolgente, con richiami al folk-rock di Pentangle, Fairfield Parlour, Steeleye Span, Fleetwood Mac anni ’70, Cat Stevens, XTC, The Strawbs e artisti contemporanei come Paul Winslow e Valentino DeMartini.
Il passato viene rinnovato e reso attuale, cucito in un quadro rurale del Norfolk. Il ragazzo di campagna fa di nuovo centro, consegnandoci uno dei migliori album del 2025.
(Dominic Valvona)

The Monolith Cocktail è un blog indipendente con base a Glasgow, Scotland (UK).
Le ragioni della collaborazione tra Kalporz e The Monolith Cocktail puoi leggerle qui.

