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Feeder, Concerto ai Magazzini Generali (Milano) (10 marzo 2005)
Feeder a Milano: britpop elegante
Sono trascorsi pochi mesi dalla nascita dell’ultima opera, “Pushing The Senses” (Echo, 2005), e, finalmente, i britannici Feeder sfiorano la penisola con un’unica data milanese. Così, i Magazzini Generali diventano tempio pronto ad accogliere le sonorità raffinatamente brit del gruppo di Grant Nicholas (voce e chitarra), Taka Hirose (basso) e Mark Richardson (batteria), già ben noto membro degli Skunk Anansie.
Tra malinconia e grinta
Pop che si presenta nella sua migliore semplicità già dall’ouverture, con un’eterea e malinconica “Feeling A Moment”, come in “Frequency”: altro estratto dall’ultimo lavoro e che lascia spazio ad una sentita interpretazione di Nicholas. E, se proprio le tracce di “Pushing The Senses” sono stelle delle serata, non risplendono da meno i ricordi di album passati della band, esordiente ormai otto anni fa con “Polithene” (Echo, 1997). Proprio da questo disco è tratta “Descend”, dalla melodia che si svela poco a poco su di un lungo arpeggio ipnotico, poggiando sulla solida base ritmica di Richardson, il cui talento non manca di spiccare per tutto il corso del concerto.
Eppure, nonostante il gruppo sembri così a suo agio tra note pacate e dal sapore di felicità perduta, non va sottovalutata, ne’ tanto meno dimenticata, una grinta tutta rock, che si nota in uno dei pezzi meritevoli di aver conferito successo alla band, quale “Just A Day”. Venature più grintose a parte, che riconducono anche alle origini della band, uno dei momenti più coinvolgenti della serata torna ad inserirsi nella loro anima più melodica: una struggente “Pain On Pain”, eseguita al pianoforte dallo stesso frontman in un’atmosfera dove la voce stessa è incanto ed emozione.
La chiave dell’essenza: emozione pura senza fronzoli
E, probabilmente, è proprio quest’ultima la chiave per scoprire ogni canzone dei Feeder, probabilmente è sempre questo il leitmotiv che rende ogni loro live tanto prezioso, senza la particolare necessità di slanci virtuosistici od effetti speciali vari. Di nuovo, probabilmente, proprio dove molti sembrano aver perso questa chiave, la chiave dell’essenza, la band riesce, e lo dimostra soprattutto di fronte al proprio pubblico, catturandolo con i propri accordi ed i propri versi.
(Samantha Colombo)

