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L’Arci Bellezza di Milano non è solo un circolo, ma un punto di riferimento per la musica e la socialità della città.
Alberto Molteni, il direttore artistico, ci ha raccontato il suo percorso, le scelte musicali e l’importanza di creare un ambiente accogliente e inclusivo.
Tra sfide organizzative, collaborazioni e una nuova campagna per migliorare gli spazi, il Bellezza continua a essere un luogo dove cultura, comunità e passione si incontrano.
Come e da quando inizia la tua collaborazione con il Circolo Arci Bellezza?
La collaborazione con il Circolo Arci Bellezza per me è iniziata un po’ per caso diversi anni fa, quando mi è capitato di andarci per assistere ad alcuni concerti. Oltre a suonare in un paio di band in Brianza, mi affascinava molto il mondo dei concerti, il lavoro delle maestranze, l’idea di organizzare un evento.
Il Bellezza è un posto che mi è piaciuto da subito tantissimo, per la sua storia importante, la sua estetica unica, la sua spontaneità, i soci che lo frequentano, il suo ambiente vintage e magico: è sempre stato un luogo dove poter in ogni momento “stare bene” ed essere sé stessi, per me.
Poi, circa 7 anni fa, c’è stata per me la possibilità di iniziare a occuparmi prima della comunicazione e poi del calendario dell’associazione, entrando a far parte del Direttivo, un organismo eletto democraticamente dai soci, che si occupa di gestire il circolo – un bel gruppo di persone, eterogeneo per età e storia, competenze e mansioni, con tanta voglia di fare e portare avanti la storia di questo spazio.
In questi anni ho visto che la formula vincente per far sopravvivere un locale è quella di creare un ambiente che possa fare da punto di incontro per amici e conoscenti e non solo una sala concerti. Certo il circolo ha anche ristorante, bar, proposte ricreative, ma relativamente alla tua attività credi di essere riuscito a costruire qualcosa di vicino a questo?
Si tocca subito un punto che è molto importante, per me, nella vita, da fruitore di eventi, per la mia visione personale, oltre che di conseguenza a livello di lavoro e programmazione delle attività di uno spazio come questo.
Milano è oggi estremamente mancante, sempre più impoverita, di spazi dedicati alla socialità (usiamo questa parola senza paura sapendo che ciò che è fruizione culturale e musicale indica una partecipazione, un’attività che significa “stare insieme” e quindi “fare socialità”, che lo si voglia o no): il Bellezza vuole e deve occuparsi di questo, produce attività di natura ricreativa e culturale coerentemente con il suo statuto e la sua mission.
Ogni anno viene messa in moto una macchina che produce centinaia di eventi, la proposta di una ventina di corsi, lo sviluppo di spettacoli e concerti, un camp per ragazzi, una scuola di italiano per stranieri, un servizio con cucina tradizionale e bar.
Tutto sempre il più possibile accessibile e popolare, oltre che originale, unico e ben fatto per le nostre possibilità. Uno dei principali obiettivi “per sopravvivere” è quello di far coesistere con naturalezza e spontaneità nature diverse, portare le persone a incontrarsi – con la giusta combinazione di attenzione e divertimento.
Vogliamo una presenza artistica multiforme, un mix culturale capace di arricchire tutti partendo da fanbase di artisti e pubblici non necessariamente ampi ma che certamente necessitano di un luogo dove “sentirsi a casa”.
È capitato certamente a tantissimi di coloro che frequentano il Bellezza di trovare amici venuti per assistere nella stessa sera a concerti diversi dal loro (in un’altra sala o in un altro momento della giornata), altri passati per un aperitivo o una cena: vogliamo creare occasioni per cui le persone si trovano, si rincontrano, possono scambiarsi opinioni, stanno in tranquillità partecipando alle iniziative o meno.
Questa è in realtà la vera scommessa vinta: in questi anni bui, crediamo che esserci, avere una tessera come quella dell’Arci Bellezza sia un segno di partecipazione forte e coerente, di appartenenza a una community, un club, una famiglia, una casa, un gruppo di persone accomunate da qualcosa – tutti sinonimi di quello che è sempre stato e sempre sarà “un circolo”. E questo è tutt’altro che scontato.

So che fare il direttore artistico è andare oltre ai gusti personali ma hai una linea precisa nella scelta dei live da dove non usciresti mai?
Un caposaldo per noi è ovviamente quello della musica originale, importante, con qualcosa da dire – per quello che ha fatto e rappresentato in passato o per quello che pensiamo in futuro potrà diventare e raggiungere – assolutamente a prescindere anche dai generi. Siamo un piccolo club quindi per noi un modo di ospitare artisti importanti sono le doppie date, i progetti speciali o spin off, le versioni speciali e esclusive di alcuni set.
Per il resto, personalmente non sono un amante del reggae e del metal (e si vede con un occhio al calendario), mentre amo il cantautorato “da cameretta”, l’indie folk nord-europeo, il post-punk inglese, la new wave con un po’ di nostalgia: cerco di dare una coerenza e una connotazione alla programmazione rispetto a queste linee musicali ed artistiche, ma amo troppo il concetto di contaminazione per non cercare continui stimoli verso nuovi generi, mondi e pubblici.
Ti è capitato di dover far esibire qualcuno ‘fuori target’ solo perchè piace al pubblico?
Sicuramente sì, ma se siamo andati fuori target non è stato tanto per “piacere ad un pubblico” quanto più per generare nuove occasioni, che potessero accrescere la possibilità per un piccolo club come il nostro di essere più conosciuti e magari apprezzati, generando un riconoscimento ulteriore al nostro lavoro; questo mai “a scatola chiusa” ma sempre con consapevolezza della natura del prodotto artistico e dei nostri obiettivi culturali.
Per la stagione 2025 i nomi sono parecchi, chi consigli di non perdere tra quelli che pensi faranno il ‘botto’ a breve? (sia italiani che stranieri)
Tra le chicche in arrivo direi sicuramente Bohren & der Club of Gore, Rafael Toral, Balmorhea, Vendredi sur Mer per quanto riguarda gli stranieri. Sugli italiani Giulia Mei, Parbleu, Giallorenzo, Clap Clap!.

Chi sei orgoglioso di essere riuscito ad assicurarti?
Per l’anno in corso sicuramente Thus Love, Anna B Savage, Efterklang, Marta del Grandi, Ofenbach, Dame Area, Quercia. Nelle scorse stagioni Thurston Moore, Irvine Welsh, Nada, Vinicio Capossela, A Place To Bury Strangers, Ben L’Oncle Soul, Gazebo Penguins.
Ci sono date di quest’anno fatte in ‘sinergia’ con altri locali fuori Milano per attrarre artisti altrimenti “irraggiungibili”?
La collaborazione molto spesso avviene sia con i club sia con le agenzie: mi piace farmi ispirare dalle lineup di festival stranieri (anche i nomi scritti più in piccolo), dai roster di etichette indipendenti di un certo tipo; c’è un bello scambio con tanti colleghi sulla ricerca di potenziali progetti.
Un dialogo come questo rende spesso possibile l’ottimizzazione di spese di tour, la programmazione con anticipo, la creazione di un dialogo facile e sicuro con gli artisti, una miglior resa promozionale del concerto in programma – con appunto una potenziale declinazione a livello nazionale.
Avendo due sale riuscite a coprire anche offerte anche molto differenti nella stessa sera: come fai a sapere quanto pubblico verrà e decidere chi suona dove?
La possibilità di avere due sale è una bellissima cosa. Ci permette di sperimentare, differenziare ancora di più, creare nuove combinazioni e valorizzare meglio lati artistici di progetti più o meno nuovi. Al di là di fattori ovvi e fisici (come il numero di spettatori previsti, l’eventuale presenza di posti a sedere, la mole e tipo di backline presente su un palco, la presenza di opening act) ci sono artisti che possono certamente esprimere alcuni tipi di set in maniera migliore in una sala piuttosto che in un’altra e questo lato va sempre assecondato al massimo. Inoltre ci capita spesso addirittura di realizzare eventi che siano diffusi in entrambe le sale, con un’alternanza di live act e un accesso unificato, come a un festival su più palchi.
Quante richieste ricevete per suonare al bellezza? le hai mai contate?
Le richieste che riceviamo sono tantissime, ti direi qualche decina ogni giorno, che vuol dire qualche centinaio al mese e qualche migliaio all’anno; purtroppo si riesce ad ascoltare molto poco (a volte mi sento un po’ in colpa) però credo ancora tanto nel fatto che sia importante per un artista, se ne ha la possibilità, farsi vedere anche in faccia, trovare il modo di presentarsi e conoscersi anche di persona se capita, per caso. Credo molto nel fatto che le cose succedano quando devono succedere, anche questa è un po’ una cosa magica di questo lavoro.

In quanti lavorate stabilmente ad una serata e quante persone servono per far funzionare una data sold-out?
Come sempre dipende; di certo pur nella nostra piccola dimensione ci sono tante professionalità molto specifiche e competenze verticali che si trovano stabilmente a dialogare tra loro: coordinare e veder succedere questa cosa in modo naturale e mantenendo al contempo uno spirito “ibrido” mi
stimola tanto.
Nel concreto il nostro team eventi e di collaboratori, dedicato solo alla parte di supporto all’associazione per il tesseramento e la gestione della produzione culturale è di circa 25 persone tra tecnici audio, producer, datori luci, comunicazione e grafica, direzione artistica, amministrazione, ragazzi in stage di formazione, addetti al tesseramento.
Da fan di musica quale sei riesci ad andare a vedere qualcosa che non sia in Via Giovanni Bellezza 16/A?
Personalmente il mio “anno tipo”, da quando è iniziata questa faticosa ma bella avventura qui in Arci Bellezza, è un po’ diviso in due momenti:
una lunga stagione indoor invernale, da Settembre a Maggio, e una meno breve ma altrettanto intesa stagione estiva, da Giugno ad Agosto.
Nel primo periodo abbiamo programmazione 7 giorni la settimana al Bellezza e sono praticamente sempre lì: mi piace coccolare gli artisti e provare a godere il più possibile dell’esperienza che vogliamo generare.
Nel secondo caso invece il circolo si ferma con la sua stagione di concerti; facciamo manutenzioni, si svolge il camp per ragazzi, tanti soci vengono per cenare nel cortile, programmiamo la stagione successiva sviluppando nuove idee artistiche, di comunicazione, nuovo merchandising e pianifichiamo quello che vogliamo succeda.
In questo periodo ho la possibilità di lasciare Milano e giro tantissimi festival, soprattutto in Italia: Ortigia Sound System, Ypsigrock e Indiegeno in Sicilia, La Prima Estate a Camaiore, oppure tanti eventi speciali anche in location inusuali o speciali.
Queste per me, oltre che di divertimento, sono occasioni di incontro, scoperta e fonte d’ispirazione per qualche bella abitudine da portare magari anche a “casa Bellezza”.
(a richiesta a gran voce dai frequentatori abituali) quando metterete l’aria condizionata nella sala grande?
La tua domanda capita assolutamente nel momento giusto perché da qualche settimana abbiamo lanciato una nuova nuova campagna, molto bella: si chiama “Un Soffio Di Bellezza – Freshness To The People!”: sviluppata in collaborazione con DICE, nell’ottica di un supporto al circolo per una spesa straordinaria all’interno dell’ampio progetto di riqualificazione, si rivolge alla platea di fruitori dei nostri eventi e dei nostri concerti più affezionati, che conosce bene questa tematica e che, vedendo il nostro impegno che costante nel portare proposte di qualità al prezzo più accessibile, desidera contribuire aggiungendo 2€ di donazione al suo biglietto DICE.
Puntiamo a raccogliere una cifra che ci aiuti entro il 2025 a realizzare un nuovo impianto di raffreddamento / riscaldamento per avere uno spazio più fresco, meno umido. Si tratta di un piccolo contributo che se venisse fatto almeno una volta da tutti i soci ci permetterebbe con certezza già entro la fine della stagione di avere una centrale termica più contemporanea e performante.
Pensiamo si tratti di una piccola grande possibilità, un piccolo grande gesto, per aggiungere del valore ulteriore supportando chi come noi vuole fare un passo avanti e migliorarsi in maniera non scontata, in un settore e periodo economicamente complessi, e, così come succede in molte di queste realtà, ha bisogno ha bisogno di fiducia e sostegno dai suoi soci.
(Raffaele Concollato)
