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Firenze Rocks 2026, domenica 14 giugno 2026, Arena Visarno
Quando scrivo dei Cure divento lacrimevole e un po’ retorico, che volete farci, è così. Dover ogni volta riprendere fuori il costrutto emotivo che si muove dentro a un appassionato di musica rispetto a quello che è uno dei gruppi della propria educazione, della propria vita, rischia la stucchevolezza. Quindi stavolta vorrei raccontare la domenica del Firenze Rocks 2026 per punti, in maniera più schematica ma per questo non più oggettiva. Siamo nel mondo dell’AI, se non ci mettiamo anche noi a dare un po’ di fantasia e di lodevole soggettività è finita, non credete? Queste sono dunque le impressioni, a ruota libera, tenendo conto che – sempre random e a spot – devo parlare anche delle altre band della giornata, soprattutto di un grandissimo set, intrippantissimo, dei Mogwai.
Bando alle ciance, via.
– Mi dispiace per Perry Bamonte: nell’ultima venuta nel 2022 l’avevo coperto di insulti nel live report, e purtroppo è scomparso a dicembre 2025 e rileggendolo mi sono sentito un po’ in colpa. Bamonte è stato sostituito in questo tour da Eden Gallup, figlio non dobbiamo nemmeno dire di chi: Eden ha fatto quello che doveva fare, con anche una stecca evidente con il pianoforte di “Trust”
– Robert era in forma, ma forse leggermente meno delle ultime volte. Vocalmente sempre strepitoso, non ha però “osato” ad andare a prendere i passaggi vocalmente più in alto, ma un po’ chissene;
– Prima dei Cure i Mogwai sono stati enormi: li avevo sempre visti in club, in questa dimensione davanti a 40mila persone ti entrano nello stomaco. Doppietta fantastica perché – se ci pensate bene – le intro classiche di due minuti dei Cure sono fatte, in fondo, della stessa materia delle canzoni dei Mogwai;
– è stato un concerto allegro dei Cure: dimenticatevi il Robert Smith “musone”, non lo è più da un po’ e questo si sa ma davvero ora è ultra-sollevato, irradia un essere in pace con il mondo che solleva. Giocoso;
– cura nella scaletta come sempre maniacale, con alcune chicche tra cui su tutte “Secrets” da “Seventeen Seconds”, per ricordare a tutti gli atomi fondanti del loro animo dark;
– dopo 30 anni abbiamo assistito allo sdoganamento definitivo di “Wild Mood Swings” (1996), album da sempre considerato (a ragione) sottotono e laterale, ma che domenica è stato saccheggiato in maniera mirata di brani che meritano rivalutazione: l’onnipresente “Want”, la spensierata “Mint Car” (suonata al tempo al Festivalbar!), e il tesoro sommerso “Treasure”, quest’ultima una bellissima reprise;
– la canzone più riuscita della serata? Beh, “Burn” è stata un rullo compressore, ma anche “Push” si è difesa bene;
– Reeves Gabrels è e sarà sempre un innesto innaturale nei Cure, ma funziona sempre. È come avere Nels Cline nei Wilco, uguale;
– ho finito le frasi, gli aggettivi, le parole per Simon Gallup. Non è un uomo, è un personaggio mitologico al pari dell’Eddie che aveva sulla maglietta (degli Iron Maiden). È fatto di un’altra materia rispetto alle nostre cellule, dev’essere così. Anzi: è sicuramente così;
– The Twiling Sad devono essere dei simpatici guaglioni: io è la terza volta che li vedo prima dei Cure, loro se li portano sempre dietro come se fossero il cagnolino di famiglia, ma io non ricordo mai un pezzo loro che sia uno, tutti i loro brani mi sembrano ogni volta eternamente uguali e monocordi. Sorry: sono una delle band più pallose che io abbia mai sentito;
– peccato essermi perso i Just Mustard, band che noi di Kalporz seguiamo sempre con smisurato interesse (qui recuperate la rece di ““Heart Under” del Lippolis che era “Questo Spacca!”). Ma non si poteva fare uno scambio di orario tra Twiling Sad e Just Mustard?
– il mio undicesimo concerto dei Cure mi ha lasciato, alla fine, come quel groppo in gola che non va né su né giù di “Ovosodo”. Avete presente?
Ma quando cresceremo?
(Paolo Bardelli)
Setlist:
Alone
Pictures of You
High
A Night Like This
Lovesong
Secrets
Just Like Heaven
Treasure
Want
A Fragile Thing
Burn
Fascination Street
alt.end
Push
In Between Days
Play for Today
A Forest
Trust
From the Edge of the Deep Green Sea
Endsong
Lullaby
The Walk
Let’s Go to Bed
Mint Car
Friday I’m in Love
The Lovecats
Close to Me
Why Can’t I Be You?
Boys Don’t Cry

