Share This Article
Joyce Moreno è una delle figure più originali e influenti della Música Popular Brasileira (MPB), espressione che indica la canzone d’autore brasiliana nata a metà degli anni Sessanta dall’incontro tra samba, bossa nova, musica regionale e influenze jazz e pop, con grande attenzione alla scrittura e alla ricerca musicale. Cantautrice e chitarrista nata a Rio de Janeiro nel 1948, Joyce è stata pioniera nell’uso di una voce femminile in prima persona, anticipando temi e sensibilità che avrebbero segnato profondamente la MPB negli anni successivi. Attiva fin dall’esordio giovanissima, ha costruito una carriera di respiro internazionale mantenendo sempre una forte identità brasiliana. In questo articolo (pubblicato dai nostri “cugini” di Scream&Yell) è lei stessa a raccontare la nascita e il contesto dei suoi primi tre album, fondamentali per comprendere l’evoluzione del suo percorso artistico.
“Músicas de Pacífico Mascarenhas”, Conjunto Sambacana (1964)

«Fu la mia prima esperienza in studio. Avevo 15 anni quando Roberto Menescal organizzò un gruppo vocale per l’album che stava producendo con le composizioni di Pacífico Mascarenhas, un compositore mineiro di bossa nova. Pacífico si fece carico dell’intera registrazione, che inizialmente era prevista con Os Cariocas, ma il budget non bastò.
Il gruppo di accompagnamento era già quello di Roberto Menescal (pieno di musicisti formidabili come Eumir Deodato, João Palma, Sérgio Barrozo e Ugo Marotta, oltre allo stesso Menescal), che a quel punto si occupò anche di organizzare un quartetto vocale per il progetto. E chiamò me come prima voce del gruppo.
Le altre voci erano la sua, quella di Hedys Barrozo e di Toninho (che era il cantante solista dell’orchestra da ballo Bingo Sete, guidata da mio fratello Newton).
Fu un’esperienza meravigliosa – e in più ricevetti anche il mio primo cachet!».
“Joyce”, Joyce (1968)

«Nel 1967 ero una ragazza irriverente e piena di idee, quando la casa discografica Philips (poi Polygram, oggi Universal) mi mise sotto contratto tramite il suo produttore Armando Pittigliani. Ero apparsa per la prima volta al Festival Internazionale della Canzone di quell’anno con il brano “Me Disseram” (“che il mio uomo non mi ama…”, proseguiva il testo), cosa che mi valse fischi e critiche sulla stampa – “come sarebbe a dire, una ragazza di 19 anni, studentessa della PUC, che dice queste cose???” Ma fu proprio questo, forse, ad attirare l’attenzione della casa discografica.
Per questo album d’esordio, registrato e pubblicato nel 1968, usai canzoni mie, composte tra i 18 e i 20 anni, come “Não Muda Não” (una sorta di dichiarazione d’intenti in cui la ragazza dice al ragazzo che non ha intenzione di sposarsi, “lascia così, va bene così”) e “Superego” (la prima delle mie canzoni “strane”, che meritò da parte di un critico la curiosa affermazione: “grande musica – difficile credere che sia stata composta da una donna”…).
Entrarono anche canzoni di amici giovani quanto me, o quasi, che generosamente concessero musiche e testi: Marcos Valle e Ruy Guerra, Caetano, Paulinho da Viola, Toninho Horta e Ronaldo Bastos, il mio partner Jards Macalé, Francis Hime e il padrino di tutti noi, Vinícius de Moraes, che scrisse anche il bellissimo testo di quarta di copertina.
Gli arrangiamenti furono curati da Dori Caymmi e Lindolfo Gaya. Le fotografie di copertina e retrocopertina sono di Pedro de Moraes. Fu un inizio di carriera davvero felice».
“Encontro Marcado”, Joyce (1969)

“Encontro Marcado”, il mio secondo album, del 1969, cambiò profondamente la direzione di ciò che avevo fatto fino a quel momento. A 21 anni, con la testa piena di mescolanze di chi amava il samba e la bossa, ma allo stesso tempo era interessata alle nuove tendenze, come il tropicalismo e le novità del futuro Clube da Esquina (i miei amici erano, e sono, fantastici), il nuovo disco prendeva una strada diversa.
La produzione fu affidata al caro Nelson Motta, ed era la sua primissima esperienza in questo ruolo. Gli arrangiamenti, che utilizzavano sonorità molto in sintonia con il momento, furono affidati a Luiz Eça. Nel repertorio c’erano alcune nuove composizioni mie e, in una di esse, un nuovo partner: José Carlos Capinan, nel brano “Preparando um Luminoso”.
Per la prima volta, su insistenza di Luizinho (con il quale collaboravo molto alle idee per gli arrangiamenti), suonai la chitarra in una registrazione: in questa canzone e nella traccia che dà il titolo all’album, “Encontro Marcado”. Registrai anche canzoni di Gilberto Gil e Nana Caymmi, Braguinha e Antônio Almeida, Luiz Gonzaga e Humberto Teixeira, e di alcuni esordienti: Danilo Caymmi, João Carlos Pádua, Nelson Ângelo e Sérgio Flaksman (quest’ultimo anche mio partner in “Copacabana Velha de Guerra”, che sarebbe poi stata registrata da Elis Regina).
Una continuazione molto diversa da ciò che avevo fatto nel primo album, ma che aveva senso in quel momento: un momento di ricerca di un’identità, ancora non consolidata, perché ero molto giovane e aperta a tutte le influenze possibili.
Io non ero ancora me stessa.
Ma ci stavo arrivando.

testo di Joyce Moreno
Scream & Yell è uno dei primi siti di cultura pop in Brasile e uno dei più importanti della scena indipendente brasiliana. Le ragioni della collaborazione tra Kalporz e Scream & Yell puoi leggerle qui.
