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Una nuova giovinezza thanks to…Oasis
Sette anni da Natural Rebel (n. 4 in UK) ma in realtà l’effetto è quello di un ritorno indietro di venti, anche più. Richard Ashcroft vive una seconda giovinezza: cavalcando “l’estate del brit-pop” a fianco degli Oasis, è onnipresente su social, radio e tv, ha appena pubblicato un nuovo disco.
Buffo come il rapporto proprio con i Gallagher era stato ultimamente ondivago, quando Noel accusò lui e il fratello (prima della grande tregua) di servirsi di un manipolo di autori e arrangiatori nei loro album solisti. Cosa giusta riguardo a Liam – che da As You Were deve quasi tutto a Greg Kurstin – ma che Ashcroft ha sempre smentito.
La verità sta nel mezzo, come nel caso di Lovin’ You, un disco che gira tra alti e bassi ratificando la passione di Richard per il soul, il pop ballabile e le love songs.
L’inguaribile vizio di rivisitare canzoni altrui
“I admire the creation of music by sampling, how the sample takes on a life of its own and becomes new music”. Tutto ha inizio con “Bittersweet Symphony”: il motivo orchestrale rubacchiato a “The Last Time”, la disputa legale con gli Stones che in un primo momento ottennero il 100% delle royalties sul brano, cedendole poi totalmente a Ashcroft nel 2019. Anche “C’mon People (We’re Making It Now)” è influenzata da “Reach Out (I’ll Be There)” dei Four Tops; mentre per “Music Is Power” Richard ha campionato “It’s All Over” di Curtis Mayfield.
Oggi la circostanza si ripresenta in “Lover”, opener e singolo di lancio di Lovin’ You, che sfrutta totalmente l’idea melodica di “Love And Affection” di Joan Armatrading (1976). Emre Ramazanoglu in produzione le dà un tocco cosmopolita, Ashcroft ci mette un rap dedicandola alla moglie Kate. Ne esce un mediocre biglietto da visita, spalleggiato da altri episodi à la Robbie Williams e tardi Coldplay quali l’altro singolo “Lovin’ You” e la zuccherosa “I’m A Rebel”, con Mirwais.
Ashcroft si conferma il re delle ballad
A bilanciare questo lato commerciale e “facile” del disco ci pensano le canzoni romantiche, prodotte con Chris Potter. Queste sono da sempre il suo forte: “Out Of These Blues” pare la sua “Wild Horses”, dove “Find Another Reason” gode dei virtuosismi chitarristici di Steve Wyreman, già con Richard nel progetto United Nations Of Sound. Sono i brani più lunghi, eppure reggono dall’inizio alla fine, in bilico tra malinconia e sentimento.
Up-tempo solitario della raccolta è “Heavy News”, con la voce tirata al massimo e l’ombra di Tom Petty. Gradevole, ma su “Live With Hope” torniamo ai fasti di Urban Hymns: la sua miglior canzone solista con “Crazy World” e “Break The Night With Colour”.
Buona anche la doppietta di pezzi finali, a elevare l’album oltre la sufficienza. Orchestrale e giocosa “Crimson Fire”, profonda e acustica “Fly To The Sun”: “You never really came to terms/With the scars it left and the way things burn/Love can be cruel, love can be hard/All you need is another shot/It ain’t a poem or a lullaby/
These are the kind of words that makе the sky cry”. (Per tre minuti) quasi da non farci mancare i Verve.
65/100

