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#Lineanota
“Ho adorato ogni riga di 1967 insieme a ogni istante trascorso a leggerlo” MICHAEL CHABON, vincitore del Premio Pulitzer 2001
“1967…è l’anno in cui il nostro sguardo arriva dal futuro per posarsi sul cigolante regno dell’infanzia, un mondo di tramonti fosforescenti e di aspiranti abitanti di uno stato mentale chiamato musica” JOHNNY MARR (chitarrista degli Smiths)
Un memoir unico e raro
Tutta una vita raccontata in un anno, il 1967. Un’idea piuttosto singolare sta dietro all’ultima fatica letteraria di Robyn Hitchcock, geniale cantautore inglese, che l’ha concepita “interamente sul telefono tra l’1 e le 6 di mattina durante vari attacchi di insonnia, con la compagnia dei miei gatti Ringo e Tubby”.
E infatti leggendolo pare materia dei sogni, ricordi che oggigiorno non penseremmo mai di vivere: tra l’uscita di dischi epocali come Blonde On Blonde e Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e le avventure in un collegio privato con i rapporti instaurati con gli altri (buffissimi) ragazzi in quella fase dell’adolescenza, in cerca di sè stessi e in mezzo a cambiamenti, fisici in primis, inarrestabili.
Il portrait di una famiglia medio borghese negli anni sessanta ma anche ironia a fiumi – vedi la madre che porta a casa più soldi del padre e da lui invidiata, o la corrispondenza amorosa tra la reggente del collegio Duplock e l’insegnante di fisica Hodges – in un taglio fumettistico e caricaturale che fa di “1967. Come ci sono arrivato e perchè non me ne sono mai andato” una lettura appassionante e di grande valore.
Un memoir di formazione non esente da sorprese, quali l’incontro con un giovanissimo Brian Eno nel ruolo di creatore di happening, “uno che ha l’autorità di un insegnante ma sovversivo come un vero ribelle”. Sequenze fondamentali di vita, oltre che visionarie; del resto Hitchcock parla di una deviazione per la sua esistenza, e di una finestra sul futuro, con la scoperta di Jimi Hendrix e Syd Barrett. Ma è la venerazione per Bob Dylan la chiave che apre le porte del resto della storia.
Il mio incontro con sir Robyn Hitchcock
Destino vuole che Robyn Hitchcock stesse finendo di scrivere “1967” proprio in quel 2023 che lo ha visto impegnato a suonare in giro per l’Italia. Vuoi che me lo perdo? Inserito nel festival di Improved Sequence al TPO di Bologna, con Superchunk, Kid Congo Powers, Pere Ubu e Italia 90, ha deliziato con un set acustico di inestimabile bellezza: gemme che ho in parte riportato nel player in fondo all’articolo insieme a tutti gli altri brani e artisti citati. Timidamente ho scambiato due chiacchiere con Robyn, che intanto mi autografava CD concedendomi una foto (ringrazio Gabriele Savioli).
Perchè scorrono gli anni ma resteremo sempre, a modo nostro, i groover del libro.
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- Editore : Hellnation Libri / Red Star Press (Giugno 2024)
- Lingua : Italiano
- Copertina flessibile : 216 pagine
- Titolo Originale : 1967. How I Got There and Why I Never Left (Constable, 2024)
- Copyright per l’edizione : Red Star Press
- Traduzione dall’Inglese : Carlo Bordone (Mucchio Selvaggio, Rumore)
Bio dell’Autore
Nato a Londra nel 1953, (trent’anni e un giorno prima di chi scrive), fonda i Soft Boys nel 1976, gli Egyptians nel 1985 e i Venus 3 nel 2004. Nel mezzo realizza da solista dischi di cantautorato psichedelico fondamentali come I Often Dream Of Trains, Eye, Moss Elixir. Suona con Peter Buck dei R.E.M., Yo La Tengo, Andy Partridge degli XTC; appare nei film “The Manchurian Candidate” del 2004 e “Rachel Getting Married” del 2008, entrambi di Jonathan Demme, che ha dedicato un lungometraggio a un suo concerto svoltosi a New York nel Dicembre ’96, in un negozio di vestiti abbandonato sulla 14° Strada. Attualmente è sposato con la musicista Emma Swift e risiedono a Nashville.
(Matteo Maioli)

