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#tbt #throwbackthursday
30 anni fa, tra le strade della mecca dell’Hip-Hop West Coast, Los Angeles, rimbombava dalle casse delle Lowrider e dagli stereo poggiati sulle spalle il terzo album di Tupac (detto anche 2Pac): “Me Against the World”, uno degli album più influenti, iconici e profondi della storia del Rap.
Un grido dalla cella: la nascita di un classico
L’album uscì il 12 marzo 1994, mentre Tupac si trovava in carcere; scrisse la maggior parte dei testi da dentro la cella e dovette aspettare 4 anni per goderne dell’enorme successo.. pertanto il fatto che fosse in prigione durante la registrazione e il rilascio dell’album generò un alone di fascinazione e controversia che alimentò fortemente l’interesse del pubblico.
La sua capacità di realizzare un lavoro così potente e personale mentre si trovava dietro le sbarre ne accrebbe il mito, quello del gangsta–rapper che neanche il freddo della galera riesce a fermare.
Dolore e poesia: l’anima di Tupac
Me Against the World è un album crudo, di strada. Ma raccoglie le confessioni, le paure, e il dolore di un ragazzo delle strade di Compton che vede il mondo crollargli addosso e che si chiede se riuscirà a sopravvivere. Pezzi come So Many Tears raccontano la sua disperazione: Tupac adesso non solo sputa violenza sul microfono, ma la subisce, la vive, la sente.
“Sto versando lacrime per tutti i miei fratelli caduti” frase specchio della cruda realtà della giungla d’asfalto che inghiotte le strade di L.A., cantata con la voce spezzata del peso di una vita amara.
Ma poi c’è Dear Mama, la lettera alla mamma, Afeni Shakur, un elogio crudo e sincero alla donna che ha combattuto contro la povertà e la dipendenza da eroina per crescere suo figlio. Un brano che, in un mondo duro come quello dell’ Hip-Hop, Tupac mostrò il suo lato più sensibile e umano.
Il lascito immortale di un giovane profeta
Nonostante l’assenza fisica del suo autore, Me Against the World esplose. Debuttò al primo posto nella Billboard 200, facendo di Tupac il primo rapper della storia a raggiungere la vetta delle classifiche da dietro le sbarre. Il disco non era solo una raccolta di tracce: era un manifesto. Dimostrava che il rap non era solo strada, crimine, rabbia, denuncia, ma anche un modo per liberarsi per un momento delle proprie vulnerabilità, rendendo eterno il modo di esprimerle grazie alla musica.
Tupac raccontava il peso di una vita spietata con “Me Against the World”, un album che resta una pietra miliare del Rap, un album iconico, un testamento inciso su vinile, di un 23enne che sapeva di non avere molto tempo. Ma che nel suo breve tempo di vita, riuscì a fare la storia.


