Male Bonding, Circolo degli Artisti, Roma, 16 novembre 2011

Se vi piacciono i gruppi che interagiscono con il pubblico e che parlano tra un pezzo e l’altro i Male Bonding non fanno davvero per voi. Un’ora quasi senza pause: è stato questo il concerto che i quattro musicisti londinesi hanno regalato al pubblico (non troppo vasto) del Circolo degli Artisti a Roma, in una delle cinque date del tour italiano per la promozione del secondo disco “Endless now”. I Male Bonding si segnalano ora per una maggiore padronanza della scena, mettendo in luce una più compattezza e parecchi miglioramenti tecnici rispetto alle loro prime esibizioni. Ottima anche la scelta della band d’apertura, caduta sugli italiani Tiger! Shit! Tiger! Tiger!. Il trio di Foligno ha mostrato anche dal vivo tutte le qualità già espresse negli ep pubblicati fino ad ora. Anzi al termine del loro infuocato set è apparso chiaro come il palcoscenico sia la dimensione naturale per la loro miscela musicale, percorsa da dissonanze chitarristiche con piglio post-punk. Probabilmente meriterebbero già una visibilità maggiore nel panorama musicale nazionale.

L’esibizione dei Male Bonding parte subito in quarta con il frastuono quasi noise di “Bones”, uno dei brani di punta del nuovo disco, con una durata insolitamente lunga per le abitudini della band. Lo stile non cambia di una virgola rispetto all’esordio di “Nothing Hurts”: quell’autentico muro sonoro che la critica specializzata ha visto come una citazione dei seminali Husker Du rimane, ed è autentico protagonista anche del concerto romano. Così come è chiaro che i Male Bonding possano essere considerati come uno dei gruppi che maggiormente ha alimentato un certo revival del grunge più punkettone. Come già detto in precedenza, non arriva una sola parola dai quattro musicisti. Passano invece in rapida rassegna parecchi brani sia del secondo che del primo album. Tra riff chitarristici solidi e potenti e una sezione ritmica quadrata e senza soluzione di continuità il live scorre via senza cedimenti, con le melodie dei singoli pezzi che si piantano bene in testa. La tripletta finale è affidata agli episodi forse più noti della breve carriera del gruppo: “Year’s not long”, “Weird feelings” e il nuovo singolo “Tame the sun”. Alla fine si va via un po’ storditi e, se si può banalmente pensare di aver sentito per un’ora lo stesso brano, nella testa e nelle orecchie prevale il ricordo di quelle chitarre e quelle melodie.

(Francesco Melis)

21 novembre 2011

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