LES FAUVES, N.A.L.T. 2 – Liquid Modernity (Urtovox, 2009)

Di solito non amo sbilanciarmi in previsioni azzardate però c’è una domanda che mi sta iniziando a frullare in testa: non è che il 2009 segnerà il ritorno in grande stile della psichedelia?
Se non ricordo male tre indizi fanno una prova: l’ultimo eccellente lavoro degli Animal Collective, il gradito esordio dei fiorentini Unmade Bed e questo spettacolare ritorno dei Les Fauves.

“N.A.L.T. 2” proviene da un’altra epoca, anzi, a pensarci bene forse proviene da un’altra dimensione, un altro universo, un’altra galassia. Sì, perché i Les Fauves “from” Sassuolo (è doveroso precisarlo) sembrano aver vissuto lontano anni luce dai luoghi dove noi stiamo consumando le nostre misere esistenze e ce ne danno ampia dimostrazione qui, cantilena dopo cantilena, leccata lisergica dopo leccata lisergica, capriola nell’iperspazio dopo capriola nell’iperspazio.

Un secondo album che è una piacevole ed inaspettata sorpresa. E’ difficile immaginare cosa possano aver “assaggiato” i Les Fauves durante la composizione di queste undici tracce e a pensarci bene non lo voglio neanche sapere: l’unica cosa che ho capito finora è che ascolto dopo ascolto “N.A.L.T. 2” si sta candidando a diventare uno dei dischi del 2009 ed io non mi sento del tutto con la coscienza a posto, perchè ancora non ho trovato la definizione giusta che possa in qualche modo spiegare “che cosa” suonano i Les Fauves.

Forse la definizione migliore l’hanno data proprio loro, quando parlano di questo album come la seconda parte di una trilogia che parla delle luci e delle ombre del comportamento alieno. I Les Fauves sono dunque degli extraterrestri? Iniziavo a sospettarlo, mi mancavano solo le prove ed il coraggio di scriverlo. D’altronde come si fa a raccontare una manciata di canzoni che scoppiettano a fuoco lento, in preda ad una follia sghemba, quasi fossero imbevute a bagnomaria dentro una vasca traboccante di psichedelica gioviale, giullaresca, “un po’ low-fi, un po’ ci sei” (come direbbe il buon Bugatti).

Si divertono i Les Fauves e ci invitano a giocare insieme a loro: bisogna ascoltarle queste undici tracce, che viaggiano a mille all’ora in mille direzioni opposte, come un esercito di palloncini colorati in balia del vento, che ogni tanto si alzano da terra, poi ruotano su se stessi, si capovolgono, si scontrano e ogni tanto perfino scoppiano, in un tripudio di suoni e colori.

“Everlasting Soup” è una filastrocca tutta strascicata che si dipana sopra ad una linea melodica minimale: pare sbucata fuori da una di quelle colonne sonore che facevano da accompagnamento ai primi videogames per Sega Master System, “Drops Drops Drops” trascina col suo funk-pop psicotico, un po’ bricconcello, che si attacca immediatamente “al lavoro” del vostro psichiatra di fiducia, “Funeral Party” è un salto mortale in una giungla di suoni surreali, liquidi e goderecci. Su tutto svetta “Pitslicker”, la filastrocca “segreta” che il Cappellaio Matto amava sussurrare alla sua amata Alice dopo aver fumato quella sua lunga pipa che tanto lo faceva sentire bene.

“N.A.L.T. 2” è così: un vassoio pieno di dolci al marzapane, così stilosamente perfetti nella loro forma, così vivacemente colorati e pieni zeppi di zucchero. Uno tira l’altro.

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