THE SHINS, Wincing The Night Away (Sub Pop / Audioglobe, 2007)

Ed eccoci qui a parlare del nuovo album degli Shins. Per quel che può valere il mio punto di vista, ero tra quelli che aspettavano con ansia questo nuovo cd. Vuoi perché degli Shins adoro praticamente ogni cosa, vuoi perché credo che un disco come “Chutes Too Narrow” sia uno di quei miracoli difficili da ripetere. Insomma. Però non si vive di soli ricordi ed aspettative ed arriva ordunque il momento di affrontare la realtà dei fatti. Anche perché adesso non stiamo parlando del gruppettino indie che ci ascoltiamo in sei dandoci di gomito, ma di una band fatta e finita che ha venduto oltre un milione di copie, è finita nelle colonne sonore dei film giusti ed ha dato il via a tutta una serie di gruppi pop che hanno cercato di mettere in moto un vero e proprio tazebao degli sfigati. E sì, insomma, non ci sono riusciti. Vabbè. Guarda qui e guarda là che comunque gli Shins sono uno dei più importanti gruppi contemporanei e anche Blow Up (mecojoni!) li mette in copertina. Perché? Perché “Wincing The Night Away” è un bel disco.

“Ehi, Hamiltonsantià, sei sicuro?”
“Sì…”
“Nessuna riserva?”
“No no. E’ bello, eh…”
“Ma..?”
“No niente, è solo che…”

… è solo che questo disco ha tutta l’aria di uno di quei lavori che devono piacere per forza perché tutti ne parlano bene e, capito, non puoi mica far la figura del fesso. Niente di male, è giustissimo che questo disco piaccia. Solo che, dopo averlo ascoltato tra le venti e le trenta volte, non sono ancora riuscito ad innamorarmi veramente di una canzone, non sono ancora entrato nel tessuto di questi arrangiamenti che sì, certo, sono un po’ più complicati ed oscuri del passato power-pop, ma nessun’astrusità di sorta. Che cazzo, però. In giro leggo di gente che non può più farne a meno. E la invidio, perché piacerebbe tantissimo anche a me non poter più fare a meno del terzo disco degli Shins, soprattutto per tutto quello che provo per “Chutes Too Narrow” e “Oh, Inverted World” (che, tra le altre cose, è oggettivamente inferiore – negli intenti, nella musica, nella prospettiva – a “Wincing The Night Away”)…

“Ma insomma, parla chiaro. Cosa non va in questo disco?”
“Eh… le canzoni non sono così incisive…”
“Cazzate! Hai sentito ‘Phantom Limb’? Pura Elephant6 in salsa power-pop…”
“No. Il power-pop non c’è.”
“Beh, sono pur sempre più malinconici di prima…”
“Certo, questo lo capisco… Ma sembrano più macchinosi. Ho capito il concetto e l’idea di portare avanti l’idea musicale, ma dopo ascolti e ascolti il disco sembra girare a vuoto. Non c’è un’idea FORTE che possa essere perno.”
“Questa cosa non significa un cazzo.”
“Fammi indovinare, tu hai un blog?”
“E anche il myspace”
“Sì… Quello anche io. Comunque, tornando alle canzoni. Belle sono belle. Ma finisce lì. Una volta non vedevo l’ora di tornare a casa per riascoltarmi ‘Chutes Too Narrow’, non avevo ancora l’I-Pod. Ora invece, boh, sembra quasi debba ascoltarlo perché BISOGNA farlo.” “Cazzate. Cazzate e cazzate. Sei solo uno che scrive recensioni, non devi per forza capire di musica. Se no capiresti la purezza e l’estasi di canzoni come ‘Split Needles’ e ‘Australia’…”
“In effetti credo che ‘Australia’ e ‘Split Needles’ siano i pezzi più riusciti dell’album. Sopratutto la coda finale dell’ultima, così psichedelica.” “Ecco. Ora ogni cosa per te sa di psichedelia.”
“Ma è vero.”
“Sbagliato certo non è.”

Insomma, non sono un amante deluso. Perché comunque “Wincing The Night Away” è bello. Però non farò a cazzotti per ascoltarlo e credo fin da ora che non finirà nelle tanto temibili classifiche di fine anno. E pensare che siamo a febbraio. Qui si sta male sul serio.

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