CHAD VANGAALEN, Infiniheart (Sub Pop / Audioglobe, 2005)

A volte i miracoli accadono. Non è cosa di tutti i giorni assistere a storie come quella di Chad VanGaalen, un giovane canadese con un lavoro anche abbastanza divertente (illustratore) che un giorno prende la decisione di girare per il suo paese con una chitarra e di suonare per le vie del paese le canzoni che da diversi anni registra sul suo 4 piste analogico. Ora, non so se avete presente il Canada, ma fare il busker – attività, quella dell’artista di strada, che in Italia sarebbe impossibile data l’ignoranza del popolino medio – in posti come Toronto, Winnipeg, Vancouver o Calgary è decisamente più “duro” che farlo a Lisbona o Barcellona (in tutto il resto d’Europa il busking va alla grande). Non fosse altro che per suonare la chitarra non puoi avere i guanti. Ed arpeggiare con 20° sotto zero non dev’essere proprio uno scherzo.

Perché quindi intraprendere una salita che, con tutta probabilità, non porterà a niente di buono? La risposta è semplice: le canzoni di Chad VanGaalen sono bellissime. E in Canada sono molto più sensibili rispetto a noi per quanto riguarda le capacità musicali della gente. Ecco quindi che – come in una favola – Chad passa dalla strada ai locali e ai palazzetti, in apertura ai concerti dei Pixies, degli Stars e finisce firmare un contratto discografico con l’attenta Sub Pop, che mostra al mondo il risultato di questi undici anni di registrazioni casalinghe con l’esordio: “Infiniheart”.

Un’ora di magia attraverso il lirismo intenso e commovente di un cantautore non convenzionale, che ci mostra come sia possibile fare malinconiche folk-songs nell’era del laptop. Drum machines, campionamenti analogici, suoni sporchi e aggeggi rudimentali che si incollano con magia al tessuto armonico di queste sedici canzoni affascinanti oltre ogni dire. Un disco che vive nella luce del tramonto, nel gelo della neve canadese e nella solitudine delle foreste di Calgary (natìa culla del cantautore). Amore, morte, vita e speranza, le ricette di un’opera prima sorprendente. Un happy ending per una storia come tante. Che adesso possiamo ascoltare ogni volta che vogliamo.

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