IDLEWILD, Warning Promises (Parlophone, 2005)

Sapere che gli Idlewild tornano con un nuovo disco fa sempre piacere. Sì perché all’interno di quell’usurato panorama musicale che è il pop chitarristico UK, gli scozzesi hanno sempre rappresentato un caso più unico che raro. Assieme ai Teenage Fanclub sono stati i migliori esponenti di una certa linea di pensiero underground fatta di melodie cristalline e chitarre scintillanti e distorte che ha portato la loro musica ad un insperato successo di critica e – in parte – di pubblico.

Ovvio, siamo lontani dall’irruenza post-grunge degli esordi, ma già il terzo e penultimo “The remote part” aveva definito una nuova linea guida che include canzoni pop perfette – ricordiamo “You held the world in your arms” e “American English” – e sferzate elettriche – “A modern way of letting go” – molto più definite e calibrate rispetto al passato remoto di Roddy Woomble e soci. In “Warning Promises” troviamo quindi un pop sì lineare ma di una scrittura mediamente superiore, raffinata senza essere leziosa, diretta ma non per questo sconclusionata. Perché alla fine sì, si tratta di semplicissime canzoni pop, ma in un’epoca storica in cui tutti cercano la cassa in levare e la sterilità artistica sembra campeggiare sulle pagine mainstream, gli Idlewild tirano fuori canzoni come “Love steals us from loneliness”, “The space between all things” e “I want a worning”.

E sì, probabilmente questo pop chitarristico che mescola Byrds e Nirvana ci ha un po’ rotto i coglioni, però fino a quando ci ricorderemo che scrivere canzoni da tre minuti efficaci è un’arte, ci sarà sempre spazio per gli Idlewild e per altri cento, mille dischi come “Warning Promises”.

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