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Nati “vecchi”, rimasti fedeli a se stessi
Un mio amico d’infanzia, quando avevamo sedici anni, era già vecchio. Un po’ l’aspetto fisico, certo, ma molto più il fatto che d’estate arrivava con il motorino e la sciarpa, “perché sai, se no la cervicale…”. La cervicale da adolescenti! Noi facevamo i giovincelli e sparavamo minchiate, lui ci ricordava i proverbi della nonna. Faceva molto ridere anche lui, ma a suo modo.
Per certi versi, anche i Teenage Fanclub sono “nati vecchi”. Come volete definire se no la loro musica che, nei cattivi e sporchi anni ’90, guardava ai ’60? (tranne l’esordio “A Catholic Education”, che era oltremodo sonico). Erano già maturi, ecco tutto.
E qui giunti al tredicesimo album non mancano di rimanere sulla stessa linea. Ci mancherebbe altro. Una band che è completamente credibile perché ha passato la propria vita ad essere fedele a se stessa e al proprio “concetto di musica”.
“Day in The Sun”, il primo singolo, ci aveva fatto quasi gridare al miracolo (ma anche “Be With You Tonight”), con quell’intreccio di voci che solo loro e quella sua caratteristica di “sollievo emotivo” di chi trascorre sereno una giornata di sole.
Un disco che invita a continuare a sognare
La positività è proprio una delle caratteristiche di “Do Not Dare To Dream”: se nel penultimo album, già dal titolo, gli scozzesi parevano ipotizzare che qualcosa avrebbe potuto rompersi da un momento all’altro (“Nothing Lasts Forever”, 2023), qui invece guardano al futuro con molta speranza. Che non è una cosa da poco, di questi tempi. Soprattutto se chi continua a sognare ha più o meno 60 anni. In questo senso il titolo è una provocazione e va letto al contrario: sogna! Abbi il coraggio di farlo! In un tempo in cui sognare parrebbe l’ultima cosa che ci si può permettere di fare, ecco che ciò diventa – proprio per questo – un imperativo categorico. Così come la fiducia nelle prossime generazioni (“Tomorrow People”).“Possiamo ancora essere allegri e ottimisti di fronte a cose che non vanno bene, sai?”, chiosa McGinley a New Noise Magazine.
La saggezza degli illuminati
Meno jangle-pop ma più genericamente folk-rock o, ancora meglio, pysch-folk (la conclusiva ballata “Young And Wise”, la sessantottina “Over And Over”), i Teenage Fanclub ci donano dieci brani sognanti e sognatori, intrisi dei paesaggi desolati di un’isola come Great Bernera (nelle Ebridi Esterne della Scozia) dove hanno registrato il disco, un luogo piuttosto sperduto dove – appunto – immaginarsi altri luoghi è necessario.
Godiamoci queste bellezze in tempo reale finché ci sono, perché gruppi come i Teenage Fanclub – coesi, longevi e umili – non nascono tutti i giorni. “Trentasette anni fa abbiamo detto: ‘Facciamo un album. E vediamo cosa succede. Non abbiamo pensato a nulla dopo quello. Siamo ancora più o meno uguali. Non siamo mai rimasti delusi e non abbiamo mai avuto grandi aspettative. Accettiamo semplicemente quello che accade”, dice Norman Blake.
Avere i piedi per terra, evidentemente, è una caratteristica degli illuminati.
72/100
(Paolo Bardelli)

