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«Gli hippie di San Francisco non sono più soli; il loro movimento ha attraversato l’Atlantico e ha invaso le nostre spiagge. Il primo a rivendicare un legame con loro è stato un pittore di Montmartre chiamato “Papy”. Ha cantato “Toi le Shazam”, il nome del sommo sacerdote degli hippy. Il suo stile di vita può essere riassunto in tre frasi: Fai quello che vuoi, quando vuoi, dove vuoi».
Stando al retro della copertina del 45 giri Toi Le Shazam di Papy, pubblicato dalla Disques Vogue per la Série “Fashion” nel 1967, il movimento hippie californiano sembra aver spopolato nella terra della Tour Eiffel nella seconda metà degli anni sessanta e Papy – non si sa per quale motivo – sembra esserne diventato l’alfiere francese. Ovviamente non è così, si tratta di una trovata discografica/pubblicitaria, di quelle che però – con il senno di poi – divertono e strappano un sorriso. La grande truffa del rock’n’roll (?): Papy, pseudonimo di François Papi, è in realtà un pittore a Montmartre¹ – quartiere caratteristico e artistico di Parigi – e nei suoi quadri, che vende ai turisti, ritrae principalmente monelli di strada. Un bohémien, più che un hippie. Sul finire degli anni sessanta, però, escono una serie di 45 giri, dal vago sentore psichedelico, a nome Papy scritti e orchestrati dal compositore Claude Perraudin, autore di numerosi dischi library negli anni settanta (soprattutto ma non solo) per la parigina Patchwork; meritano una menzione Mutation 24 del 1977 (uscito per la RCA Victor) e Énergie del 1978, di quest’ultimo sono particolarmente degne di nota la title track Energy e la traccia Robot.

Fonte foto copertina 45 giri: Discogs
Toi Le Shazam fa parte naturalmente di questa produzione Papy-Perraudin e, benché non abbia niente a che vedere con il movimento hippie, il brano è lo specchio perfetto dell’epoca in cui viene prodotto: pop nella forma canzone da due minuti (e poco più) e psichedelico, acido nel riff di chitarra.
La coppia Papy-Perraudin, pur muovendosi sempre negli standard di scrittura pop, nel 1969 pubblica forse il suo pezzo più psichedelico/progressivo nelle intenzioni e nelle struttura, anche se nella durata la traccia non va oltre i tre minuti: si tratta del lato B del 45 giri pubblicato per la LEM Records, ossia La Soucoupe / Machine ed è sperimentale nella misura in cui l’intelaiatura del brano è irregolare in termini strettamente pop: repentini cambi di tempo (il break a 1:22 – per esempio – fa molto The 13th Floor Elevators) e un suono – a tratti – sporco, grezzo.
Negli anni settanta e ottanta escono altri singoli a nome Papy ma le atmosfere psichedeliche sono solo un lontano ricordo. A ricordare, in tempi a noi più recenti, il lato psichedelico di Papy ci ha pensato una compilation della sempre ottima Born Bad Records: Wizzz! Volume 3 (che tra l’altro contiene anche un brano di Evariste, ricordato in qualche tbt fa). Volendo menzionare un artista francese che ha ritratto nella sua opera – in maniera sincera – lo spirito californiano della controcultura il pensiero non può che andare a Model Shop (1969), pellicola ambientata a Los Angeles di Jacques Demy con colonna sonora degli Spirit e tra le fonti d’ispirazione per C’era una volta a… Hollywood (2019) di Quentin Tarantino.
¹ informazione tratta dal booklet della compilation Wizzz! Volume 3 (2015, Born Bad Records) e Shindig Magazine.
(Monica Mazzoli)

